(Teleborsa) - Il petrolio si mantiene vicino ai massimi delle ultime sei settimane dopo i nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran e le rinnovate minacce israeliane verso Teheran, che alimentano i timori di interruzioni delle forniture in Medio Oriente. Il Brent – dopo una prima discesa in mattinata – è salito oltre il 2% toccando 97,62 dollari al barile per poi ritracciare leggermente sui 97,13 dollari (+1,5%), mentre il WTI ha guadagnato l'1,8% a 92,59 dollari, entrambi al quarto giorno consecutivo di rialzi.

Il ministro della Salute iraniano ha riferito otto morti e 108 feriti negli attacchi statunitensi di martedì notte in tutto il Paese, mentre la Mezzaluna Rossa iraniana segnala quattro morti e 67 feriti in un attacco a una cerimonia di matrimonio vicino allo Stretto di Hormuz. Si tratta del più consistente scambio di fuoco tra Usa e Iran da luglio, con il conflitto ormai giunto al settimo mese.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha rinnovato l'avvertimento che Israele "paralizzerà" le infrastrutture militari e civili iraniane, incluse quelle energetiche, in caso di attacchi da Teheran.

Intanto sul fronte dell'offerta, l'Iraq ha aumentato le esportazioni di petrolio a circa 2,34 milioni di barili al giorno ad agosto, dai 1,35 milioni di luglio.