(Teleborsa) - L'elettricità sta correndo più veloce di qualunque altro vettore energetico, e sta trascinando con sé un intero riassetto degli equilibri industriali. Non è più solo una questione di quanta energia si consuma, ma di come la si genera, la si trasporta, la si accumula e la si rende accessibile senza compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti. È il cuore di quello che viene definito l'"Energy Trilemma": sicurezza energetica, sostenibilità e affordability, tre priorità che oggi si intrecciano e a tratti confliggono, mentre le tensioni geopolitiche accelerano una transizione che fino a pochi anni fa sembrava avere tempistiche più distese. Dentro questo scenario, la cosiddetta "Age of Electricity" non è più uno slogan ma una tendenza già leggibile nei numeri e nelle scelte di investimento delle imprese, capace di separare con nettezza i modelli di business destinati a beneficiarne da quelli condannati a un declino strutturale. Lo sostiene una ricerca di Value Track dedicata al mercato azionario italiano, che individua vincitori e vinti di questa transizione e stila una mappa dettagliata dei titoli di Piazza Affari meglio posizionati.
Reti sotto pressione
Il punto di partenza è la domanda. Nel 2025 la domanda mondiale di elettricità è cresciuta quasi del 3%, più del doppio rispetto all'1,3% registrato dalla domanda energetica complessiva, e secondo le stime dell'International Energy Agency dovrebbe crescere del 3,6% annuo nel periodo 2026-2030, almeno 2,5 volte più veloce dell'intero sistema energetico. Il primo nodo strutturale individuato dagli analisti riguarda però le infrastrutture di trasmissione e distribuzione. Per anni gli investimenti nella generazione elettrica hanno corso più velocemente di quelli nelle reti, che si stanno trasformando nel vero collo di bottiglia del sistema: nel mondo oltre 2.500 GW tra progetti di generazione, storage e nuovi carichi elettrici restano bloccati nelle code di connessione alla rete. Per rispondere a questa strozzatura, secondo Value Track gli investimenti nelle reti dovrebbero aumentare di circa il 50% entro il 2030, in quello che viene definito un vero e proprio supercycle globale. Le stime parlano di un'espansione delle reti elettriche mondiali di oltre 25 milioni di chilometri entro il 2035, mentre in Europa saranno necessari circa 3.000 miliardi di euro nel prossimo decennio per ammodernare infrastrutture che hanno in media 40-50 anni di vita. Non stupisce che gli operatori regolati di trasmissione e distribuzione, i cosiddetti TSO e DSO, vengano indicati come i principali beneficiari di questo ciclo: i loro investimenti entrano nella base tariffaria regolata (RAB), che garantisce rendimenti tipicamente attorno al 10% di ROE, offrendo agli investitori una visibilità sugli utili che i mercati delle commodity non possono replicare.
Batterie, flessibilità e software di rete
Il secondo pilastro della trasformazione riguarda la gestione della flessibilità. Con la crescita delle fonti rinnovabili intermittenti e l'esplosione dei consumi concentrati dei data center legati all'intelligenza artificiale, il sistema elettrico ha bisogno di potenza pronta a rispondere in tempo reale. Nel 2025 le nuove installazioni di batterie hanno raggiunto circa 110 GW a livello globale, in crescita del 40% rispetto all'anno precedente. Parallelamente si moltiplicano le tecnologie di demand response, gli aggregatori, gli smart meter e i sistemi di previsione basati su intelligenza artificiale, che permettono di sfruttare capacità di sistema oggi sottoutilizzata senza dover necessariamente costruire nuova infrastruttura fisica. In questo scenario Value Track individua tra i vincitori anche i fornitori di software per il monitoraggio e l'ottimizzazione delle reti e degli impianti di accumulo, descritti come la "rete neurale" della transizione, capaci di gestire le cosiddette Virtual Power Plant e di monetizzare una flessibilità finora invisibile al mercato.
Il nodo dei minerali critici
Il terzo fronte riguarda la sicurezza delle catene di fornitura. La Cina continua a dominare la manifattura delle tecnologie a basse emissioni, controllando oltre l'80% della produzione mondiale di pannelli fotovoltaici e circa l'85% della manifattura di sistemi di accumulo a batteria lungo l'intera catena del valore. Ancora più marcata è la concentrazione nella raffinazione dei minerali critici: escludendo le terre rare, la quota media del principale paese raffinatore, cioè la Cina, ha raggiunto il 72% nel 2025, e le restrizioni all'export hanno trasformato un rischio di concentrazione in un problema immediato di sicurezza economica. Per alcuni metalli chiave come rame e litio si stima un deficit di offerta compreso tra il 30% e il 40% entro il 2035. È in questo contesto che Value Track vede crescere il peso strategico dell'economia circolare: oggi solo il 7,2% dell'economia globale è circolare, ma nel settore energetico la quota di approvvigionamento secondario per i minerali critici potrebbe salire dal 10% attuale a quasi il 20% entro il 2040, rendendo il riciclo uno strumento sempre più rilevante per la sicurezza delle forniture.
Chi vince e chi perde
Sul fronte opposto, il rapporto individua con altrettanta chiarezza i modelli di business destinati a soffrire. I generatori a carbone privi di flessibilità sono i grandi sconfitti strutturali, penalizzati dal pricing del carbonio e incapaci di adattarsi rapidamente alla cosiddetta "duck curve" generata dalle rinnovabili a costo marginale nullo. A rischio anche i rivenditori di energia non coperti da strategie di hedging, esposti in pieno alla volatilità dei prezzi spot, così come i produttori manifatturieri troppo dipendenti da un'unica fonte di approvvigionamento di minerali raffinati, particolarmente vulnerabili a barriere commerciali e restrizioni geopolitiche. Anche gli operatori rinnovabili privi di contratti a prezzo fisso, come PPA o CfD, rischiano la cosiddetta "cannibalizzazione dei prezzi": producendo di più proprio nelle ore in cui il mercato è già saturo di rinnovabili, finiscono per erodere i propri stessi ricavi. Infine, utility del gas residenziale e produttori di caldaie tradizionali si trovano di fronte a un declino strutturale della domanda, spinto dalla progressiva sostituzione con pompe di calore elettriche.
I vincitori di oggi
Sulla base di questi criteri, Value Track compone una mappa dettagliata di Piazza Affari, distinguendo i titoli già oggi posizionati da vincitori da un secondo gruppo di aspiranti tali. Nel primo gruppo rientrano Terna e Snam per il comparto delle infrastrutture regolate di trasmissione, A2A, Acea e Acinque come multiutility diversificate tra distribuzione, generazione rinnovabile ed economia circolare, e Italgas sul fronte delle reti gas con un'esposizione crescente all'idrogeno. Tra i produttori di componentistica e infrastrutture di rete figurano Prysmian, IRCE, ICOP, PLC, Energy Time e Next Geosolutions, mentre sul fronte di accumulo e flessibilità Value Track cita Alerion Clean Power, Altea Green Power, Redelfi, Erredue ed ESPE, quest'ultima attiva anche su mini-eolico e cogenerazione a biomasse. Completano il quadro Ascopiave e Iniziative Bresciane come operatori rinnovabili con asset già in esercizio, DEA sul segmento delle reti di ultimo miglio, ERG come operatore puro di generazione rinnovabile, MAIRE tra infrastrutture, idrogeno e tecnologie nucleari, Industrie De Nora tra idrogeno e recupero del litio, e Recupero Etico Sostenibile nel riciclo chimico di materiali critici.
Gli aspiranti vincitori
Accanto a questi nomi, Value Track individua una seconda lista di "wannabe winners", società ancora a cavallo tra vecchio e nuovo modello di business ma con segnali di riposizionamento verso i comparti vincenti. Ne fanno parte le grandi multiutility Enel, Iren ed Hera, ancora esposte al gas residenziale ma impegnate su rinnovabili, reti e circular economy, ed Edison, che unisce generazione rinnovabile e tradizionale a un percorso di sviluppo nel nucleare di nuova generazione tra SMR e AMR. Tra i produttori di componenti e infrastrutture compaiono Cembre, Tesmec, Webuild, DBA Group, ABP Nocivelli e SIT, quest'ultima focalizzata sullo smart metering di acqua e gas. Sul fronte dell'accumulo e dell'economia circolare figurano Seri Industrial, attiva tra BESS ed elettrico, e Haiki+, specializzata nel riciclo di materiali chiave, mentre Gas Plus resta legata a un modello ancora fortemente tradizionale tra generazione, stoccaggio e trading del gas. Chiudono il gruppo Ecosuntek, ESI e Innovatec, tutte impegnate in una conversione da EPC puro a operatore di generazione rinnovabile con capacità propria in esercizio dal 2025.
Un percorso non lineare
Gli analisti di Value Track avvertono comunque che la maggior parte delle società energetiche italiane non è "pure play": molte restano diversificate o si trovano ancora a metà del guado tra i vecchi modelli legati ai combustibili fossili e le nuove linee di business legate all'elettrificazione. Le implicazioni finanziarie e strategiche di queste dinamiche, sottolinea il rapporto, sono spesso di natura strutturale e di medio-lungo periodo, e non sempre immediatamente visibili nei bilanci trimestrali. Un motivo in più, secondo Value Track, per guardare a questi temi con un orizzonte temporale che va oltre il breve termine.