(Teleborsa) - Le intenzioni di assunzione delle imprese italiane segnalano una solida crescita nell'ultimo trimestre dell'anno. Secondo il ManpowerGroup Employment Outlook Survey (MEOS), la previsione di crescita per il periodo ottobre-dicembre 2026 si attesta a +16%, in aumento di 14 punti rispetto al trimestre precedente e sostanzialmente allineata (-1%) al dato dello stesso periodo del 2025.

Il dato segnala un recupero dei livelli di fiducia dopo il rallentamento registrato nel trimestre estivo, in un contesto economico e geopolitico che l'indagine descrive ancora come caratterizzato da elementi di incertezza.

Tutti i settori considerati presentano il segno positivo: al primo posto l'ospitalità e ristorazione (+26%), seguita da commercio, trasporti e logistica (+24%), servizi tech & IT (+19%), costruzioni e immobiliare (+17%), settore bancario, finanziario e assicurativo (+15%), manifatturiero (+15%) e attività professionali, scientifiche e tecniche (+14%).

Sul piano dimensionale, la maggiore dinamicità è espressa dalle aziende tra 1.000 e 4.999 dipendenti (+34%), seguite dalle piccole imprese con 10-49 collaboratori (+21%). Le fasce tra 50 e 249 e tra 250 e 999 lavoratori si attestano al +15%, mentre chiudono le microimprese sotto i 10 addetti (+11%) e le realtà oltre i 5.000 dipendenti (+7%). A livello territoriale, la previsione più elevata riguarda Sud e Isole (+21%), davanti al Centro Italia (+18%); Nord Est e Nord Ovest si collocano entrambe al +13%.

"Le aziende italiane mostrano una rinnovata propensione ad assumere in vista della fine dell'anno. Il recupero rispetto al trimestre precedente conferma come la ricerca di competenze continui a rappresentare una priorità strategica per sostenere crescita e competitività", sottolinea Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia, agigungendo "è particolarmente significativo il segnale che arriva sui profili a inizio carriera: le imprese continuano a investire sui giovani talenti, mentre l'evoluzione tecnologica e l'intelligenza artificiale stanno ridefinendo le competenze richieste. In questo scenario, la vera sfida resta la disponibilità di persone con le competenze adeguate, rendendo sempre più importante rafforzare il collegamento tra formazione e mondo del lavoro".

Un capitolo dell'indagine è dedicato all'occupazione giovanile: il 42% delle aziende dichiara di aver aumentato nell'ultimo anno le assunzioni di profili early-career, il 38% non registra variazioni e il 19% segnala una riduzione. Tra le imprese che inseriscono giovani, le posizioni più richieste riguardano amministrazione e supporto d'ufficio (25%), sviluppo di modelli e applicazioni di intelligenza artificiale (23%), operations e logistica (23%), manifatturiero e produzione (20%) e ruoli IT tradizionali (20%). Tra chi riduce gli inserimenti junior, le motivazioni principali sono il calo generale delle assunzioni (41%), la pressione sui costi che porta a preferire candidati più esperti (22%), la mancanza dell'esperienza richiesta (19%) e il gap di soft skill (18%); l'automazione guidata dall'AI è citata dal 16%.

Si allungano i tempi di selezione: il 37% delle aziende dichiara che coprire una posizione richiede più tempo rispetto a un anno fa, soprattutto per la mancanza di candidati con le competenze richieste (38%) e di profili qualificati disponibili sul mercato locale (32%).

(Foto: Foto di Vitaly Gariev su unsplash)