(Teleborsa) - Il primo semestre del settore calzaturiero italiano si chiude con un fatturato a -2,3% e un export in flessione del -2,4% nei primi cinque mesi, ma con un saldo commerciale in crescita del +9,6%, a 2,16 miliardi di euro. Secondo le elaborazioni del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, le esportazioni si sono attestate a 4,77 miliardi di euro, in calo del 2,4% in valore e del 5,8% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025.

"Il settore calzaturiero italiano continua ad affrontare una congiuntura economica complessa in continuità con il 2025, tiene comunque un certo posizionamento nella manifattura e continua a dimostrare capacità di adattamento e una forte vocazione internazionale", ha dichiarato Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici. "Il saldo commerciale del comparto è cresciuto da gennaio a maggio del 9,6%, raggiungendo 2,16 miliardi di euro: un risultato che testimonia la competitività delle nostre imprese e la capacità del Made in Italy di continuare a creare valore anche in una fase particolarmente difficile".

A pesare sulla performance estera sono soprattutto le aree colpite dalle tensioni geopolitiche: Russia (-24,6%), Medio Oriente (-34%) e Stati Uniti (-5,2%), oltre al proseguire del rallentamento del Far East (-1,6%). In controtendenza l'Unione Europea, in crescita del +2% in valore, trainata dalla Francia (+4,3%), primo mercato di destinazione con oltre un quinto dell'export settoriale.

Sul mercato interno arrivano segnali incoraggianti: dopo tre anni di erosione, gli acquisti di calzature delle famiglie italiane sono cresciuti di circa il 2% sia in volume sia in valore nel primo semestre 2026, con le calzature donna a +4% e le sneakers a +1,5%, oltre il 42% della spesa complessiva.

Le difficoltà congiunturali si riflettono comunque sulla produzione, con l'indice Istat a -6,7%, e sulla struttura della filiera: nei primi sei mesi l'anno il settore ha perso 151 imprese attive (-4,7%) e 3.065 addetti (-4,5%), scendendo a 3.045 calzaturifici e 65.279 occupati. Le ore di cassa integrazione autorizzate nella filiera pelle sono invece diminuite del 24,1% rispetto al 2025, a 12,9 milioni.

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