(Teleborsa) - Il rendimento del Treasury americano a 10 anni è tornato a superare il 5%, su livelli che non si vedevano dal 2023. A spingere i rendimenti sono soprattutto il nuovo rialzo del petrolio e i timori di una ripresa delle pressioni inflazionistiche, ma sul mercato pesa anche la crescente attenzione alla quantità di debito che Stati Uniti e imprese dovranno collocare nei prossimi mesi.

Petrolio e inflazione sotto osservazione
Il rendimento del decennale, riferimento fondamentale per il costo del denaro negli Stati Uniti e per numerosi mercati finanziari internazionali, è arrivato fino al 5,01% prima di ridimensionare il rialzo. La soglia del 5% rappresenta un livello particolarmente osservato dagli investitori, dopo che l'ultima volta era stata superata nell'ottobre 2023.

A pesare sui Treasury è innanzitutto l'impennata dei prezzi dell'energia. Il petrolio si avvicina ai 110 dollari al barile e alimenta il timore che le pressioni inflazionistiche possano tornare a rafforzarsi proprio mentre la Federal Reserve si prepara alla decisione sui tassi.

Mutui americani oltre il 7%
Anche il rendimento del Treasury a 30 anni è salito, raggiungendo circa il 5,35%. Il movimento si riflette sul mercato immobiliare americano, dove il costo dei mutui a tasso fisso è tornato sopra il 7%, aumentando la pressione sui bilanci delle famiglie e rendendo più costoso l'accesso al credito per chi acquista casa.

La risalita dei rendimenti ha conseguenze più ampie anche sui mercati finanziari: tassi più elevati rendono meno conveniente assumere rischio e possono pesare sulle valutazioni azionarie, soprattutto nei settori più sensibili al costo del denaro.

La Fed al centro dell'attenzione
Il mercato guarda ora alla riunione della Federal Reserve, in calendario domani 16 settembre. Gli ultimi dati sui prezzi al consumo hanno rafforzato le aspettative di un intervento sui tassi, mentre il rialzo del petrolio aumenta il rischio di nuove pressioni sui prezzi.

Se la banca centrale dovesse mantenere o aumentare la pressione sui tassi per contrastare l'inflazione, il rendimento del decennale potrebbe restare sotto pressione. Al contrario, segnali di rallentamento dell'economia o dell'inflazione potrebbero favorire un ritorno degli investitori sui Treasury.

Il nodo del debito americano
Dietro il movimento dei Treasury c'è però anche una questione più strutturale. Gli investitori chiedono rendimenti più elevati per detenere titoli di Stato a lunga scadenza mentre il governo americano continua a finanziare un debito pubblico molto elevato e il mercato deve assorbire una consistente quantità di nuove emissioni. A questo si aggiunge la crescente domanda di capitali da parte delle imprese, anche per finanziare gli ingenti investimenti legati all'intelligenza artificiale.

Il risultato è una pressione sui rendimenti che dura ormai da mesi. Il decennale americano si avvia verso il settimo mese consecutivo di rialzi, mentre il costo del finanziamento a lungo termine cresce anche negli altri principali mercati sviluppati.

Per Washington il movimento rappresenta un problema particolare. Rendimenti più alti significano infatti un maggiore costo per rifinanziare il debito pubblico e possono contribuire a frenare l'economia. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha già cercato di contenere la pressione attraverso un aumento dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza e altre iniziative per ridurre il costo del finanziamento.

Allo stesso tempo, il dollaro si è rafforzato, segnalando una maggiore prudenza degli investitori davanti alle nuove tensioni sui mercati.