(Teleborsa) - "Bisogna continuare a interrogarsi e a verificare se gli oneri regolamentari siano effettivamente tarati sulla dimensione e sulla tipologia delle imprese. Abbiamo avuto però una stagione di riforme regolamentarie ormai corpose. Quest'anno è un anno di discontinuità anche per l'entrata in vigore del del Listing Act, che credo avrà un impatto sul percepito delle aziende in termini di onerosità documentale, anche di tempistica di accesso ai mercati". Lo ha detto Barbara Lunghi, Responsabile Mercati Primari Azionari di Borsa Italiana, all'incontro sulla corporate governance organizzato da Assonime, Comitato Italiano per la Corporate Governance e Consob.

"Credo sia giunto il momento di monitorare l'impatto di questa stagione di riforme regolamentare, farle lavorare ed essere vigili su come vengono traghettate a terra, anche nelle practice degli operatori del mercato, mi riferisco ad esempio al Listing Act che dà un impulso alla semplificazione importante e dobbiamo interpretarlo appieno", ha aggiunto.

"Non credo che la risposta alla concorrenza dei private markets debba essere quella di rendere i public markets quanto più simili ai private markets - ha detto Lunghi - La trasparenza, la tutela degli investitori, la formazione pubblica dei prezzi hanno un valore e così come la possibilità dei cittadini di partecipare alle crescita delle imprese ha un valore. La sfida è trovare il giusto equilibrio, credo ormai è giunto il momento e c'è l'urgenza di introdurre dei meccanismi premiali per l'utilizzo dei public market, sia da parte degli investitori che da parte delle imprese".

La manager di Borsa Italiana ha evidenziato che "è più semplice parlare di regolamentazione se è una riforma a costo zero, ma se vogliamo incidere realmente sull'attrattività del della Borsa, realmente sull'utilizzo della Borsa da parte di imprese e investitori, bisogna mettere forse mano al al portafoglio con costi di breve periodo nel presupposto che rilascino benefici nel lungo periodo".

Tra i temi più urgenti, anche abbastanza condivisi e ormai dibattuti, c'è quello della disponibilità di capitale: "senza i capitali non ci sono i mercati dei capitali. Per le società di maggiori dimensioni i capitali ci sono: se guardiamo la parte alta del listino, gli investitori ci sono, la robustezza c'è, abbiamo una base di investitori istituzionali estremamente diversificata. Penso che se Bending Spoons avesse deciso di quotarsi in Italia avrebbe trovato liquidità, avrebbe trovato una valutazione. Abbiamo altri casi, pensiamo alla Technoprobe che ha trovato questo in Italia pur avendo inizialmente un appetito per una quotazione su altri mercati. Ci sono altre ragioni".

"La parte bassa del listino - anzi bassa e media del listino cioè se escludiamo le prime 40 società che fanno parte del FTSE MIB - la liquidità è affaticata - ha spiegato - Se guardiamo alla parte alta del listino escludendo le società finanziarie, le partecipate statali, ci sono società spesso industriali e spesso a conduzione familiare che quando si sono quotate erano piccole. Le stesse società oggi non troverebbero la disponibilità di capitali ai valori a cui si sono quotate un tempo. Quando parlo di scarsità di domanda domestica lo è per dimensione, per tipologia di investitori - servono anche strategie di investimento diversificate anche per i settori più innovativi che non sempre sono in grado di essere interpretati dagli investitori che investono sul mercato pubblico. Questo ha un impatto sulle valutazioni e il cuore della decisione di un'impresa di quotarsi o non quotarsi, di preferire un private equity, di essere soddisfatta della propria vita in Borsa, è in gran parte sul valore a cui viene trattata".

Sul Fondo nazionale strategico indiretto (FNSI) promosso dal MEF e gestito da CDP, "faremo i conti a fine anno, vedremo quanti danari sono arrivati e anche quanti grandi investitori istituzionali hanno risposto a una chiamata alle armi del MEF - ha detto Lunghi - In ogni caso, non può rimanere una iniziativa isolata. Servono iniziative incisive di sistema e anche un po' tattiche per far arrivare liquidità dai grandi investitori istituzionali". Sul fronte del risparmio privato, "va trovata la via italiana alla Savings and investment account. Anche in questo caso credo con un approccio pragmatico e credo si debba privilegiare l'investimento in titoli azionari quotati. Credo che meritino, in questa fase dello stato di salute dei mercati, di essere messi in priorità anche nel famoso funding escalator, perché oggi non è banale per un private equity fare un exit in Borsa, non è banale per un imprenditore che anche ha l'appetito di quotarsi in Borsa trovare in Borsa i valori che competono con il mondo del del private. Quindi potremmo far crescere società a livello teoricamente appetibile per la Borsa e poi non vederle arrivare in Borsa semplicemente, perché un azionista di maggioranza finanziario prende decisioni fondamentalmente basate sulla sulla valutazione. L'azionista familiare mette in campo anche altre corde. Anche lato imprese è stata fatta tanta educazione finanziaria ed è venuto il tempo di mettere mano al portafoglio e ragionare su una fiscalità che strutturalmente premi le imprese che utilizzano la Borsa per patrimonializzarsi, un premio alla trasparenza, un premio alle agli ulteriori oneri che le società quotate devono sopportare a fronte anche di benefici sulla collettività più importanti rispetto ad altre scelte di finanziamento".