(Teleborsa) - "In Italia abbiamo troppi pochi operatori di dimensione significativa per dare stabilità al mercato e quindi è un mercato in cui pochi operatori grandi quando entrano in raccolta spostano le statistiche, mentre ci sono un numero significativo di operatori piccolini che fanno fatica". Lo ha detto Anna Gervasoni, Direttore Generale di AIFI, alla presentazione dei dati semestrali sul mercato del Private Equity e Venture Capital organizzata da AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) e PwC.

"Io credo che il nostro mercato debba in qualche modo esprimere ancora qualche operatore, consolidarsi, per avere una stabilità che ci meritiamo rispetto alle opportunità di investimento che ci sono e ce ne sono ancora tante", ha aggiunto.

Nel primo semestre 2026 la raccolta è stata di 674 milioni di euro (-60% rispetto al primo semestre 2025), gli investimenti pari a 5,1 miliardi (-2%; numero di operazioni a quota 291, -21%) con venture capital primo per numero di deal, 188, mentre segue il buyout con 69 operazioni. Scendendo nei dettagli, il buyout è stato primo per ammontare, con 3,3 miliardi di euro, mentre seguono le infrastrutture con 1,1 miliardi. Infine, i disinvestimenti sono stati pari a 1,2 miliardi di euro (-57%; numero di exit a 76, +7%).

Presentando i dati, Gervasoni ha detto che per quanto riguarda l'attività di raccolta è stato "uno dei peggiori periodi della nostra storia". Le motivazioni sono molteplici, ma "nessun fondo italiano ha fatto un closing gli importante in questo primo semestre, abbiamo avuto tanti pezzettini di raccolta che comunque cubano poco più di 600 milioni di euro su una ventina di operatori che hanno raccolto, quindi una dimensione di mercato asfittica". Comunque nei dati di raccolta "non c'è la raccolta di fondi paneuropei che continuano a essere un elemento importante del nostro mercato", ha sottolineato.

ovvio che però un mercato domestico così non va bene e quindi siamo impegnati con tutte le possibili fonti di raccolta - che va dal mondo assicurativo previdenziale al private banking - a vedere di far partire la raccolta sul mercato italiano, perché questo veramente è un gap molto significativo che rischia di ridurre il nostro mercato", ha sottolineato Gervasoni.

Sotto il profilo degli investimenti, invece, il primo semestre vede "una flessione ma non significativa" per quanto riguarda l'ammontare investito che resta sostanzialmente uguale rispetto all'anno scorso, "quindi non vediamo un mercato frizzante, ma c'è da dire che abbiamo alcuni big deal chiusi a luglio, che è stato un mese brillante e quindi probabilmente il fine anno sarà interessante". Per quanto riguarda l'evoluzione dell'ammontare il vestito, "ci sono stati sette large e mega deal e altri li abbiamo già visti nel mese di luglio in particolare, gli operatori internazionali ovviamente sono stati particolarmente vivaci per quanto riguarda l'ammontare investito come sempre: il 72%, quindi più di due terzi del mercato, ha volumi fatti da investimenti di operatori internazionali, che continuano a guardare con grande interesse il nostro paese". Per quanto riguarda invece i numeri di investimenti, "ancora una volta, gli operatori domestici sono stati protagonisti. Il che vuol dire che non è per nulla irrilevante il fatto che ci sia una raccolta domestica, perché a numero il mercato è fatto da operatori locali, deal più piccoli ma molto importanti".

Guardando ai problemi del settore, Gervasoni ha detto che "sul mercato, e lo dimostra la realtà internazionale, ci vuole tutto. Ci vogliono operatori piccoli domestici, operatori grandi domestici, operatori internazionali. Solo così un mercato può dare risposte articolate alle esigenze delle imprese. Noi abbiamo sicuramente troppo pochi operatori grandi di origine domestica, quindi le aggregazioni che ci sono state - e che magari vedremo - possono portare ad avere qualche campione nazionale in più, che dovrà fare una raccolta nazionale-internazionale.

"Il nostro mercato deve fare un salto dimensionale - ha aggiunto - Lo può fare perché gli operatori italiani sono bravi, tant'è vero che li vediamo in giro in tutto il mondo, quindi potrebbero far base nel loro paese. Il sistema di regole è buono, bisogna che ci sia un mercato della raccolta domestica più forte, perché la raccolta internazionale - questo ce la dice l'esperienza mondiale - la si fa quando hai anche una raccolta domestica forte e quindi questo è uno dei temi sui quali - a costo di essere noiosi - noi continuiamo a insistere".