"I vantaggi delle 1000 società e di un incremento importante della capitalizzazione ci sono dei vantaggi sia a livello di crescita del prodotto interno lordo - stimato attorno all'1% - che sulla diminuzione della disoccupazione - circa il 2% - e un incremento del gettito fiscale al 2% - ha spiegato - Quindi tutto questo dovrebbe risuonare nell'amministrazione centrale come un qualcosa da tenere conto per dei piani industriali che ovviamente dovrebbero focalizzarsi su questo su questo tema".
Sul fatto che la ricerca pone attenzione soprattutto sulle medie e grandi società, quelle che sono più mancate in questi anni tra le nuove quotazioni, Testa ha spiegato: "Facciamo frequentemente delle iniziative con con gli imprenditori, quindi queste società le conosciamo. La ricerca ovviamente si basa su dei casi reali, non sono di fantasia, e vediamo come queste società per la crescita hanno sempre più bisogno di strumenti alternativi sia al prestito bancario che a quelle che adesso stanno utilizzando - grazie anche a incentivi - che sono emissioni obbligazionarie. L'apertura del capitale di rischio su mercato pubblico è un'alternativa a questi altri strumenti di finanziamento, che permettono poi di finanziare espansione sia organica che inorganica, ma soprattutto - come dice la ricerca - danno dei grossi vantaggi in termini di produttività, di aumento degli stipendi dei lavoratori, eccetera.
In merito alle raccomandazioni di policy, l'AD di Borsa Italiana ha sostenuto che "il sistema deve dare un premio alla trasparenza. La quotazione in Borsa vuol dire per un'azienda essere più trasparente, con tutti i vantaggi che questo porta, però bisogna dare un premio alla trasparenza, quindi intervenire su tutti quei meccanismi sia fiscali che che di supporto all'espansione internazionale piuttosto che all'espansione inorganica delle aziende, affinché che l'imprenditore si senta così spinto a a entrare in Borsa".