(Teleborsa) - In Italia e in Europa c’è voglia di investire: è uno dei principali risultati che emergono dalla ING Global Investment Survey, una ricerca internazionale condotta dal team di ricerca di ING insieme a Ipsos, in Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Australia.
CRESCE LA VOGLIA DI INVESTIRE - I fondi di investimento rappresentano oggi il 23% delle attività finanziarie delle famiglie dell'Eurozona, la quota più elevata dall'inizio del secolo. Scende al contempo la quota detenuta in depositi bancari, dal 67% del 2019 al 62% nel 2025, il livello più basso dal 2008. Dal 2025, inoltre, le famiglie europee stanno destinando una quota più ampia (37%) dei nuovi risparmi finanziari agli investimenti, in strumenti come fondi, obbligazioni e azioni, anziché ai depositi bancari. Dato in significativa crescita rispetto a quello registrato nel periodo 2015-2024 (24%).
La tendenza è rilevante perché una maggiore partecipazione agli investimenti potrebbe contribuire sia all’aumento della ricchezza delle famiglie sia al finanziamento dell'economia reale. Il potenziale beneficio è significativo: secondo la ricerca, se dal 2002 le famiglie dell’Eurozona avessero destinato ai fondi anche solo un quarto delle risorse confluite nei depositi bancari, il loro patrimonio complessivo avrebbe potuto essere superiore di circa 1.170 miliardi di euro entro il 2025.
Lo stesso calcolo applicato all’Italia mostra che se gli italiani avessero investito in fondi anche solo il 25% del denaro che è stato destinato ai depositi, oggi avrebbero 130 miliardi in più. Una cifra equivalente al 5,8% del PIL. Questi numeri non emergono da un confronto con un indice teorico o ideale, ma osservando il vero rendimento medio dei portafogli degli europei.
ITALIANI PRONTI - Guardando al nostro Paese nello specifico, la ricerca mostra come gli italiani siano più aperti agli investimenti di quanto si potrebbe pensare. Il 76% dichiara di possedere risparmi e il 44% afferma di investire già in prodotti finanziari come azioni, obbligazioni, fondi comuni o ETF. A questi si aggiunge un ulteriore 32% che oggi non investe, ma si dichiara disponibile a farlo in futuro. Solo il 24% esclude questa possibilità. Tre italiani su quattro, dunque, investono o sono pronti a investire.
I dati assumono ancora più rilevanza nel confronto europeo. Con il 44% degli intervistati che investe già sui mercati finanziari, l'Italia si colloca al secondo posto tra i Paesi della zona euro analizzati, alle spalle della sola Germania (46%). Parallelamente, la quota di chi dichiara di non voler investire in futuro rappresenta il valore più basso nell’intera zona euro tra i Paesi inclusi nella ricerca. Un risultato che evidenzia come, nel nostro Paese, esista un grande potenziale per una più ampia partecipazione agli investimenti.
Tra i motivi che spingono l'interesse verso gli investimenti emerge una crescente consapevolezza dell'importanza di proteggere i propri risparmi nel tempo. Anche in un contesto caratterizzato da una diffusa prudenza finanziaria, molti italiani riconoscono che non investire comporta a sua volta un rischio: quello di vedere diminuire il valore reale dei propri risparmi a causa dell'inflazione. Questa consapevolezza raggiunge il 72% tra gli investitori e il 65% tra coloro che potrebbero investire in futuro.
Gli investimenti vengono inoltre percepiti come uno strumento per costruire maggiore sicurezza finanziaria nel lungo periodo e prepararsi ad affrontare un contesto economico e previdenziale sempre più incerto.
IL PRINCIPALE OSTACOLO ALL'INVESTIMENTO - Nonostante la disponibilità a investire, alcune barriere continuano a contenere il passaggio dall'intenzione ai comportamenti concreti. Il principale ostacolo è rappresentato dall'avversione al rischio. In Italia, oltre il 64% degli intervistati preferisce investimenti più sicuri anche a fronte di rendimenti inferiori, e circa quattro italiani su dieci dichiarano che sarebbero propensi a vendere i propri investimenti qualora registrassero perdite del 10%.
Persistono inoltre ostacoli legati alla percezione di complessità degli investimenti. Il 43% degli italiani ritiene che aprire un conto investimenti sia ancora troppo complicato. Inoltre, il 51% degli italiani afferma che potrebbe investire di più se i prodotti fossero più semplici da capire. Mentre il 47% afferma che potrebbe fare lo stesso se i prodotti fossero più economici. Il tema si lega alla tassazione, anch’essa molto sentita: il 57% afferma che potrebbe investire di più se gli investimenti avessero una tassazione nulla o agevolata.
Infine, la ricerca evidenzia inoltre livelli di fiducia limitati nella propria conoscenza degli strumenti finanziari: soltanto il 51% dichiara di sentirsi sicuro della propria comprensione di prodotti relativamente semplici come azioni e obbligazioni.
Gli italiani risultano particolarmente ben disposti alla disponibilità di prodotti più semplici da comprendere, meno costosi e supportati da vantaggi fiscali. Anche un accesso più agevole all’educazione finanziaria e alla consulenza viene indicato come un elemento importante per aumentare la propensione a investire: circa il 40% degli italiani si affiderebbe a un consulente per fare chiarezza su economia, investimenti, analizzare aziende e settori e monitorare i mercati finanziari.
INFLAZIONE E INCERTEZZA - "La ricerca restituisce un'immagine degli italiani diversa da quella spesso associata al nostro Paese. Molte persone investono già e una quota significativa di chi oggi non investe si dichiara aperta a farlo in futuro. Cresce inoltre la consapevolezza che, in un contesto caratterizzato da inflazione e incertezza sul futuro previdenziale, lasciare i risparmi fermi può comportare una perdita di valore nel tempo" commenta Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING Italia. "La sfida non è tanto generare interesse verso gli investimenti, quanto aiutare i risparmiatori a trasformare questa disponibilità in comportamenti concreti. Per riuscirci è necessario ridurre le barriere che ancora frenano molti italiani, a partire dalla paura di perdere, dalla complessità percepita e dalla limitata familiarità con i mercati finanziari. In questo percorso possono svolgere un ruolo importante l'educazione finanziaria, una maggiore semplicità e trasparenza dei prodotti e un contesto normativo e fiscale che favorisca la partecipazione agli investimenti."
Gli europei investono sempre di più. E gli italiani?
Sono pronti ma chiedono più semplicità e consulenza finanziaria: la fotografia scattata dalla ING Global Investment Survey insieme a IPSOS
28 settembre 2026 - 14.09