(Teleborsa) - Le crescenti pressioni sul debito sovrano europeo hanno fatto scendere bruscamente l'euro nell'ultima settimana. Secondo Goldman Sachs, a pesare sulla valuta sono stati l'ampiezza dell'allargamento degli spread e soprattutto il contagio dai titoli di Stato francesi (OAT) agli altri mercati obbligazionari dell'Eurozona. Fino a poco tempo fa l'euro aveva retto abbastanza bene ai crescenti premi per il rischio fiscale, legati al rialzo dei prezzi energetici, all'aumento del costo del debito e a un fitto calendario elettorale in Europa.

Per la banca d'affari, le tensioni su un singolo Paese difficilmente bastano a muovere l'euro, perché il loro effetto si diluisce sull'intera unione monetaria. La valuta reagisce molto di più quando l'allargamento degli spread è generalizzato. È quello che è successo il 1° ottobre, quando le tensioni si sono estese dagli OAT ai titoli dei Paesi periferici e il deprezzamento dell'euro ha accelerato. Sul campione post-Covid, un allargamento di 100 punti base degli spread aggregati corrisponde a un calo di circa il 6% del cambio euro/dollaro.

Contano anche i riflessi su altri mercati. Oltre alla performance relativa dell'azionario, Goldman indica come canale principale i differenziali sui tassi a breve. La stretta delle condizioni finanziarie causata dalle tensioni sul credito tende infatti a sostituire futuri rialzi della BCE. Gli economisti della banca stimano che da inizio luglio a fine della scorsa settimana questo effetto sia equivalso a circa un rialzo da 25 punti base.

Guardando avanti, il rischio di nuove tensioni resta alto nel breve termine, ma secondo Goldman la pressione sull'euro legata al credito è vicina al limite, per tre motivi. Il primo: l'allargamento degli OAT è andato oltre quanto giustificato dai fondamentali, le presidenziali francesi sono a più di sei mesi di distanza e gli altri Paesi europei hanno traiettorie fiscali migliori. Il secondo: il contagio è dipeso in buona parte da fattori tecnici e dalla chiusura di posizioni. Il terzo: la crescita si è dimostrata resiliente, le banche sono più capitalizzate che in passato e la BCE dispone di strumenti anti-frammentazione.

Lo scenario preferito dalla banca è quindi un parziale recupero dell'euro nelle prossime settimane, anche contro il dollaro. Su questo cambio la rottura al ribasso del range ha amplificato il movimento, mentre la recente forza generalizzata del biglietto verde dovrebbe attenuarsi. Un ridimensionamento duraturo delle attese di rialzo della BCE potrebbe però frenare la ripresa della moneta unica.

(Foto: Mika Baumeister on Unsplash)