(Teleborsa) - Il petrolio torna a correre, con il Brent con scadenza dicembre a 106,86 dollari al barile (+2,05%) e il WTI con scadenza novembre a 93,79 dollari (+2,11%). Dopo un avvio in calo di circa l'1,5%, i prezzi hanno recuperato nonostante la tregua sugli attacchi energetici annunciata da Donald Trump tra Russia e Ucraina.
"Con effetto immediato, c'è un CESSATE IL FUOCO ENERGETICO nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno accettato. Non violatelo!", aveva scritto ieri il presidente americano domenica sui suoi canali social. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto l'iniziativa, avvertendo però che Mosca deve fare lo stesso.
Il fattore Medio Oriente e l'uragano
A sostenere i prezzi pesano il conflitto Usa-Iran e l'uragano Isaias, salito a categoria 3 con venti a 120 miglia orarie mentre si avvicina alla costa americana del Golfo, con i produttori che riducono l'output offshore.
La coalizione a guida saudita contro gli Houthi ha riferito di un nuovo attacco di droni e missili contro l'Arabia Saudita. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sentito il collega saudita Faisal bin Farhan e, secondo Al Jazeera, ha detto che Teheran è pronta ad aiutare l'avvio di un dialogo tra Riad e gli Houthi.
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Petrolio, Brent sopra i 106 dollari: dubbi sull'impatto della "tregua energetica" di Trump
Pesano uragano Isaias e attacchi Houthi.
12 ottobre 2026 - 15.05