(Teleborsa) - "È la Francia l'epicentro delle tensioni sul debito nell'area euro". Lo afferma Fabrizio Pagani, Partner di Vitale, già Capo della Segreteria Tecnica del MEF e Sherpa G20. Pagani ricorda che in questi giorni il rendimento dell'OAT decennale è salito oltre il 5,10%, il livello più alto dal 2002. Lo spread sul Bund è arrivato a circa 178 punti base, valori che non si vedevano dal novembre 2011. Le vendite colpiscono anche Italia e Spagna, i cui differenziali si allargano, mentre i titoli tedeschi beneficiano della fuga verso la qualità.

Secondo Pagani, "non vi sono ricette immediate per fermare le vendite". Un sostegno monetario si può prendere in considerazione, ma, come ha ricordato Mario Draghi nell'intervista a Bloomberg, "la soglia per un'azione della BCE è elevata". L'inflazione, inoltre, riduce lo spazio per allentare la politica monetaria. Il problema francese è soprattutto politico: si tratta di "costruire il consenso necessario a rendere credibile una traiettoria di consolidamento dei conti pubblici". A pesare sono le difficoltà nell'approvazione del bilancio 2027 e le proteste sociali.

Con i mercati che hanno poca visibilità sugli sviluppi politici dei prossimi mesi, "un accordo esplicito tra tutti i candidati alle elezioni presidenziali potrebbe contribuire a ristabilire la fiducia". L'intesa potrebbe prevedere, ad esempio, l'impegno comune a riportare il Paese in avanzo primario entro il 2030. Insieme a un rapido via libera alla legge di bilancio 2027, offrirebbe agli investitori "un punto fermo indipendentemente dall'esito elettorale". Considerato anche l'inasprimento delle condizioni finanziarie delle ultime settimane, un impegno credibile in questa direzione potrebbe rendere la BCE più disponibile a intervenire per proteggere la trasmissione della politica monetaria.

Una perdita duratura di fiducia nei conti pubblici francesi avrebbe ripercussioni su tutta l'Europa, "a partire dall'Italia, particolarmente esposta per l'elevato debito pubblico". Le tensioni sono già visibili sui BTP: il rendimento del decennale si aggira intorno al 4,60% e lo spread sul Bund a circa 125 punti base. Per questo, secondo Pagani, serve "una manovra di bilancio estremamente prudente, pienamente coerente con il quadro delle regole europee". Gli eventuali margini ottenuti grazie a una maggiore flessibilità rischierebbero infatti di essere assorbiti dall'aumento dei costi di finanziamento. "Meglio prevenire che curare", conclude.