(Teleborsa) - Nessuna sorpresa sugli esiti dell'assemblea degli azionisti di Mps che ha respinto con un'ampia maggioranza anche l'Ops su Banco Bpm dopo aver bocciato la fusione con Mediobanca. I voti contrari hanno raggiunto il 91,1% del capitale presente, mentre i favorevoli si sono fermati al 6,47%; gli astenuti sono stati il 2,41%.

L'operazione su Banco Bpm costituiva il terzo punto all'ordine del giorno della parte straordinaria e, per essere approvata, avrebbe richiesto il voto favorevole dei due terzi dei presenti.

L'assemblea ha respinto, come atteso, pure l'offerta su Banca Generali, con il 90,9% del capitale presente che si espresso negativamente, mentre i favorevoli sono stati il 6,66% e gli astenuti il 2,41%.

A essere respinto è stato anche l’ultimo punto in votazione della parte straordinaria, relativo alla riduzione volontaria del capitale sociale destinata a finanziare un maxi dividendo da 4 miliardi di euro, bocciato dal 90,73% dei presenti.

Essendo stati rigettati i punti 3, 4 e 5 della parte straordinaria, non sono stati sottoposti al voto i punti 4 e 5 della parte ordinaria, direttamente collegati alle operazioni straordinarie che l’assemblea ha respinto.

"Difeso il valore del Monte"


"Abbiamo difeso il valore del Monte, abbiamo ottenuto condizioni migliori per gli azionisti anche prima che l'offerta si concretizzi: questa è già una vittoria dell'iniziativa assunta da Mps".

E' quanto sostiene l'AD della banca senese, Luigi Lovaglio, durante l'assemblea. Un risultato che, a suo giudizio, deriva dal fatto che "la nostra iniziativa ha già prodotto un risultato concreto: ha impedito che il valore del Monte fosse considerato acquisito e ha costretto l'offerente a migliorare la propria proposta". Per questo, "il rilancio di Intesa Sanpaolo dimostra, nei fatti, che la posizione assunta da Mps ha creato valore e ha rafforzato il potere negoziale degli azionisti".

Lovaglio ha inoltre ribadito che le operazioni studiate dal Monte erano un progetto industriale di lungo periodo, con "tutti gli ingredienti che facevano del Monte il vero grande competitor di Intesa", finalizzato "a migliorare e rafforzare la competizione sul mercato".

"Il voto di oggi è solo un passaggio"


L'amministratore delegato ha poi invitato a non considerare l'assemblea come il punto finale della vicenda. "Il risultato di questa assemblea non va letto come l'esito dell'offerta e non determina, da solo, il futuro del Monte" perché "il voto di oggi è solo un passaggio, non è il verdetto finale sul futuro del Monte".

"Tra il voto di oggi e l'obiettivo dichiarato dall'offerente c'è ancora una strada lunga", ha spiegato, richiamando il passaggio Antitrust e la necessità di conoscere le condizioni definitive dell'operazione. Dello stesso tenore l'altro passaggio del suo intervento: "Decidere prima, senza avere i termini dell'operazione, alla cieca, è un evento inusuale. Decidere prima che ci siano i termini dell'operazione è un qualcosa di unico".

Per Lovaglio, quindi, il voto va letto come "un passaggio assembleare maturato in un contesto straordinario, non il verdetto definitivo sul futuro di Mps".

"L'ultimatum Intesa ha compresso lo spazio per un confronto"


Lovaglio ha poi criticato il contesto in cui si è svolta la partita. "Il voto di oggi deve essere letto anche nel contesto nel quale si è formato. L'ultimatum posto da Intesa Sanpaolo ha compresso lo spazio per un confronto tra più opzioni alternative. Senza quell'ultimatum, la partita sarebbe ancora aperta".

Secondo il banchiere, "le nostre proposte avrebbero potuto essere confrontate, esaminate nel merito, con maggiore tempo e con tutti gli elementi informativi necessari", mentre "le iniziative di Mps erano e restano industrialmente fondate".

Accolto da una standing ovation dei piccoli soci al termine dell'intervento, Lovaglio ha concluso ribadendo che "la partita non è finita e la responsabilità di massimizzare il valore non è conclusa", perché "il Monte non è una storia da consegnare, è un valore da custodire e continuare a far crescere".