(Teleborsa) - Filiera Legno presenta i risultati dell’Osservatorio Edilizia in legno 2026, che evidenziano la tenuta del settore in Italia. Nel 2025 il valore della produzione ha raggiunto 2,29 miliardi di euro, in linea con il 2024, mentre considerando l’intera filiera l’impatto economico sale a 4,8 miliardi di euro, con oltre 15mila occupati.

Un moltiplicatore per l’economia e per il lavoro

Secondo le stime del Centro Studi, ai 2,29 miliardi di Euro di produzione diretta si aggiungono circa 760 milioni attivati lungo la filiera di fornitura e 1,73 miliardi di indotto generato dai consumi delle famiglie:ogni euro prodotto dal settore ne attiva 1,1 nel resto dell’economia. Sul piano occupazionale, ai circa 7.400 addetti diretti si sommano circa 8.200 unità di lavoro nei settori collegati. Le competenze richieste – dalla progettazione alla produzione in stabilimento, fino al montaggio in cantiere – fanno dell’edilizia in legno un bacino di green jobs al servizio della transizione ecologica delle costruzioni.

Il non residenziale al massimo della serie

Il risultato complessivo riflette dinamiche differenziate tra i segmenti. Il non residenziale sale a 865 milioni di Euro (+7,7%), il valore più alto della serie storica dell’Osservatorio, e con il 37,8% della produzione supera il residenziale come primo segmento del mercato: per scuole, studentati, strutture ricettive, RSA ed edifici del terziario il legno offre tempi di realizzazione contenuti, qualità degli spazi e sostenibilità. Il residenziale (801 milioni di Euro, –5,7%) e le opere accessorie (620 milioni di Euro, –4,3%) risentono invece del ridimensionamento degli incentivi edilizi.

Le tecnologie a telaio e CLT si confermano quali elementi di riferimento e coprono insieme il 95% della superficie realizzata. Cresce l’industrializzazione dei processi: la quota off-site – elementi che lasciano lo stabilimento allo stato di grezzo avanzato o già finiti – sale al 71% (si posizionava al 69% nel 2024) con una previsione di crescita al 73% nel 2026.

Imprese più strutturate, un mercato che si articola

L’analisi dei bilanci di un panel costante di 141 imprese restituisce l’immagine di un settore che si è strutturato in volumi e organici: tra il 2021 e il 2025 il fatturato è cresciuto del 16% e la spesa per il personaledel 28%, fino al 17,4% dei ricavi, segno degli investimenti in competenze e maestranze specializzate. Le imprese specializzate nella lavorazione del legno esprimono circa il 70% del valore della produzione (1,6 miliardi di Euro), affiancate dalle imprese di costruzioni (387 milioni di Euro) e dalla distribuzione specializzata (304 milioni di Euro con un +2,8%).

La maturità del comparto si riflette in un’articolazione del mercato per specializzazione. Le PMI con fatturato inferiore a 15 milioni di Euro crescono in media del 5,9% nel 2025 a fronte del +9,4% delle imprese sotto i 5 milioni e del +4,1% delle aziende tra 5 e 15 milioni), soprattutto su sopraelevazioni, ampliamenti, residenziale di fascia alta. Le imprese più strutturate orientano l’offerta verso opere complesse – strutture ricettive, RSA, terziario ed edifici plurifamiliari – nelle quali il legno dialoga con gli altri materiali in soluzioni che coniugano sicurezza, prestazioni e sostenibilità.

Un mercato che si armonizza da Nord a Sud

Il Nord Italia concentra il 66% della superficie realizzata, con la Lombardia prima regione (23,3%), seguita da Veneto (11,8%), Emilia-Romagna (10,8%) e Toscana (9,6%). Centro e Sud valgono complessivamente il 34% delle realizzazioni, a fronte di circa un quarto del valore della produzione generato dalle imprese con sede nelle stesse aree: un mercato che si armonizza sul territorio nazionale, con esperienze che nel Mezzogiorno si consolidano tanto negli edifici abitativi quanto nelle opere di carattere complesso. Le province autonome di Trento e Bolzano risultano essere anche per il 2026, le aree geografiche dove si concentra il maggior valore della produzione nazionale, sfiorando i 650 milioni di Euro.

L’Italia in Europa: competenza ingegneristica e margini di crescita

In Europa il mercato delle costruzioni si è mantenuto stabile nel 2025 (+0,2%) e, secondo Euroconstruct, crescerà intorno al 2% l’anno nel triennio 2026-2028, con la ripresa della nuova edilizia residenziale e gli investimenti in trasporti ed energia. Nel confronto sul valore della produzione l’Italia si colloca dopo Germania e Francia. Con una quota del legno stimata al 7,4% della superficie residenziale autorizzata, in linea con la Francia (6,9%).

Il sistema italiano si distingue per la capacità ingegneristica delle imprese, in grado di tenere insieme qualità architettonica, opere complesse, dimensionamento strutturale e sostenibilità economica dell’intervento.

I margini di sviluppo in Europa restano ampi: in Germania quasi un edificio residenziale autorizzato su quattro è in legno, in Svizzera circa uno su cinque.

Nuove opportunità arrivano dalle politiche europee: il recepimento della direttiva EPBD ('Case Green'), che dal 2028 prevede per i nuovi edifici oltre i 1.000 m², il calcolo delle emissioni sull’intero ciclo di vita, e il Piano europeo per la casa accessibile (European Affordable Housing Plan), presentato dalla Commissione nel dicembre 2025, che punta anche sui metodi di costruzione industrializzati.

Le prospettive per il 2026

Per il 2026 l’Osservatorio stima, nello scenario base, un valore della produzione di 2,32 miliardi di Euro (+1,5%), trainato dal non residenziale (+3,5%). Le previsioni si inseriscono in un quadro internazionale complesso e di non facile lettura, tra costi energetici e difficoltà logistiche: il rapporto affianca quindi uno scenario di stabilità (2,29 miliardi di Euro, variazione nulla) e uno di sviluppo che nello scenario più favorevole arriva a toccare i 2,36 miliardi di Euro (+3,0%).

Sotto questo punto di vista, segnali incoraggianti arrivano dai permessi di costruire: secondo l’ISTAT, nel secondo trimestre 2026 le abitazioni autorizzate sono cresciute dell’8,0% su base annua e il non residenziale del 5,1%.

"L’Osservatorio restituisce l’immagine di un settore resiliente, che in una fase di profonda trasformazione del mercato ha saputo intercettare nuova domanda, a partire dal non residenziale, e rafforzare la propria base industriale" – dichiara Angelo Luigi Marchetti, Presidente di Federazione Filiera Legno. "Costruire in legno significa oggi industria, ingegneria e lavoro qualificato, con un effetto moltiplicatore che va ben oltre il perimetro del settore. Guardiamo al 2026 con fiducia: le sfide poste dai costi dell’energia e delle materie prime si affrontano con investimenti in innovazione e accordi di filiera. Il recepimento della direttiva Case Green e il Piano europeo per la casa accessibile sono occasioni da cogliere: servono regole che valorizzino le prestazioni degli edifici sull’intero ciclo di vita".

"La crescita dell’off-site e la specializzazione degli stabilimenti testimoniano la maturità industriale del comparto" – aggiunge lo stesso Marchetti. "Le nostre imprese sanno coniugare progetto, ingegneria e cantiere anche nelle opere più complesse, dove il legno lavora insieme agli altri materiali. Per valorizzare queste competenze dobbiamo procedere ad un progressivo riconoscimento e tutela delle maestranze specializzate tanto in un ambito privato che pubblico".