(Teleborsa) - Che il Pdl avesse poca fretta di andare al voto era abbastanza evidente, ma ieri sono arrivate le conferme ufficiali di questa allergia alle elezioni anticipate.

Una è partita direttamente dal partito, che ha chiesto un rinvio di una o due settimane per meglio organizzare il voto all'estero. Il capogruppo del Popolo della Libertà alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha rincarato la dose preannunciando che ci si prenderà tutto il tempo necessario per analizzare al meglio la Legge di Stabilità, che sta compiendo il suo iter in Parlamento e senza il via libera della quale non si può sciogliere il Governo.

L'altra è giunta invece dall'esponente più in vista del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi. Intervenuto a 'Porta a Porta' di Bruno Vespa, il Cavaliere ha detto senza mezzi termini: "questa fretta di andare alle elezioni è una forzatura inutile".

Le fresche prese di posizione non potevano non suscitare le ire del centro sinistra, che invece vorrebbe correre alle urne vista la sua inequivocabile pole position nei sondaggi.

Il Segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha affermato che il Pdl "non può usare il Parlamento e la legge di Stabilità per i suoi problemi", mentre il Presidente del gruppo Pd alla Camera, Dario Franceschini, ha parlato di un'azione "dilatoria" per prendere tempo.

Ed è proprio di tempo che lo schieramento fondato dall'imprenditore di Arcore ha bisogno. A Vespa ha infatti affermato che se avesse la possibilità di spiegare le sue ragioni ai vecchi elettori, il Pdl potrebbe puntare addirittura al 40% dei consensi. Da questa affermazioni al coming out sul suo ritorno il passo è stato breve.

"Avete bisogno di me e quindi non mi astengo quando sento il dovere di prestare il soccorso a chi ha bisogno", ha affermato Berlusconi, fugando dunque ogni dubbio sulla sua nuova discesa in campo e aggiungendo che punta al raduno di tutti i centristi, Fini e Casini esclusi perché sono "sono persone orrende, anzi orrendissime".

Confermata anche l'apertura a Mario Monti. Se decidesse di mettersi alla testa del centrodestra lui, il Cavaliere di cui l'Italia ha bisogno, sarebbe disposto a fare un passo indietro cedendogli l'onore di essere candidato Premier e un Pdl "obbediente e leale come lo è sempre stato con il Governo tecnico".

E la Lega? "Penso che sarà con noi", del resto non ha altre scelte, ha detto l'ex Presidente del Consiglio. Non è poi mancata una gaffe, voluta o meno non si sa. Parlando del suo appoggio a Monti, Berlusconi ha spiegato che nessuno più di lui lo vorrebbe alla guida dell'Italia, come conferma anche la richiesta al Presidente del PPE Wilfred Martens di invitare il Professore al meeting di Bruxelles della scorsa settimana.

Nemmeno il tempo di finire la risposta che Martens avrebbe chiamato l'ANSA smentendo il tutto e spiegando che quella è stata una iniziativa "totalmente personale" del Cavaliere.

Innocente misunderstanding tra i due? Sicuramente, una conferma di come tra l'ex Premier e il partito europeo ci sia tutt'altro che feeling.