(Teleborsa) - L'Italia potrebbe guidare la rivolta dell'Eurozona contro l'austerity che, a conti fatti, non ha portato altro che un generale peggioramento della crisi.

Lo sostiene il Financial Times in un approfondimento sull'attuale situazione dei mercati.
Secondo il quotidiano della City, le tasse imposte sui depositi presso le banche cipriote, il "no" della Corte dei Conti portoghese ad alcune misure di austerità e il recente stallo politico dell'Italia suggeriscono che la crisi europea è tutt'altro che passata, nonostante la calma dei mercati generata dalla promessa del Governatore della Banca Centrale Europea di acquistare quantità illimitate di bond dei Paesi sotto pressione.

Non solo: sta aumentando il rischio che molti depositi si dirigano verso Paesi più sicuri mentre la Germania, fino a poco tempo fa immune alla recessione, comincia a dare segnali di cedimento assieme alla Francia.

"Per fortuna tra le nuvole nere si incominciano a intravedere raggi di luce", riflette il FT, perché "molti Stati cominciano a riconoscere che i salvataggi accompagnati dal rigore condannano le rispettive economie ad una recessione perpetua e al peggioramento dei bilanci" e che "solo liberando risorse si potranno aumentare la produzione interna e l'occupazione".

Gli elettori italiani, riflette il quotidiano, nel respingere la discesa in politica dell'ex Premier Mario Monti hanno detto "no" anche all'austerity. Il nuovo Premier Enrico Letta ha subito chiesto meno rigore, rifiutando di voler stringere ulteriormente la cinghia come avvenuto in Grecia, Irlanda e Portogallo.

Dal momento che l'Italia è la terza economia della Zona Euro ma anche il Paese con il maggior debito pubblico, è possibile che costringerà l'Unione Europea a rivedere drasticamente la propria policy.

Bisognerà solo attendere le elezioni politiche in Germania, previste a settembre. A quel punto, è possibile che prima l'Italia, poi gli altri Stati maggiormente indebitati, ottengano importanti concessioni.