(Teleborsa) - La visita del ministro del petrolio saudita in Venezuela questa settimana è anche un viaggio nel tempo.

Un flash back al dicembre 1998, quando l'Arabia Saudita guardò al membro sudamericano dell’Opec per chiedere aiuto nel far salire il prezzo del petrolio di circa 10 dollari al barile.

All’epoca i sauditi difendevano la loro posizione dominante nel mercato mondiale del petrolio dai nuovi fornitori in America Latina. Ora, invece, il regno d’Arabia stà tagliando i prezzi a causa del forte impulso della produttività petrolifera americana basata sull’estrazione "scistosa".

"Per vincere la sfida i sauditi stanno cercando adesso di portare i membri più deboli dell'OPEC sulla loro posizione, prima della riunione dell’Opec del prossimo 27 novembre", ha detto Seth Kleinman, responsabile della ricerca energetica europea presso la filiale londinese di Citigroup. "L’estrazione scistosa è nel mirino dei sauditi", ha aggiunto Kleinman.

Ali Al-Naimi, ministro del petrolio dell'Arabia Saudita, è volato in Venezuela per una conferenza che inizia questa settimana e poi parteciperà ad un forum sul gas ad Acapulco, in Messico, l’11 e 12 novembre.

Il viaggio ricorda nei minimi termini quello degli anni 1990, quando la concorrenza dell'Arabia Saudita con il Venezuela e il Messico per le forniture petrolifere verso gli Stati Uniti, spinsero i prezzi al ribasso.

L'Opec, l’organizzazione di paesi esportatori di petrolio, è sotto pressione a causa dell’espansione della produzione statunitense per fratturazione idraulica e perforazione orizzontale.

Le aree estrattive degli Stati Uniti stanno pompando 8.970.000 di barili al giorno, la maggior produzione dal 1980, come informa la US Energy Information Administration. Nel frattempo, il consumo globale di petrolio staziona sui minimi del 2009, per il rallentamento della crescita economica in Europa e in Asia, come conferma l'Agenzia Internazionale per l'Energia, con sede a Parigi.