(Teleborsa) - E' crisi economica in Cina, anche se i tassi di crescita veleggiano attorno al 7%, un numero impressionante per un Paese occidentale, ma indubbiamente modesto per un'economia che fino ad un paio d'anni fa cresceva a tassi compresi fra l'8% ed il 10%. Quest'anno, il governo ha fissato un obiettivo di crescita del 7%, ma sembra sempre più difficile che la maggiore economia asiatica riesca a centrare questo target.

Così, nonostante le autorità cinesi siano riuscite a placare il panic selling che aveva investito i mercati a fine agosto, con un mix di misure e rassicurazioni di alto alivello, i dati pubblicati questo weekend da Pechino fanno rabbrividire.

La produzione industriale cinese in agosto ha accelerato lievemente al 6,1% dal 6% del mese precedente, ma resta al di sotto del consensus degli economisti del 6,5%. Un ristagno che ha condizionato anche gli investimenti delle imprese, che sono crollati ai minimi dal 2000, riportando un aumento del 10,9% al di sotto dell'11,2% indicato dalle stime degli economisti.

Le vendite al dettaglio invece, sono salite del 10,8% dal 10,5% precedente e risultano leggermente sopra il 10,6% atteso.

Secondo gli esperti delle principali banche d'affari, la Cina non sta offrendo alcun segno di ripresa dell'attività, il che alimenta la percezione di nuovi interventi da parte della banca centrale e del governo. Nel frattempo, il Premier Li Kequang sta pensando di privatizzare parzialmente le società di stato, con l'ingresso di investitori privati nel capitale, nel tentativo di rendere più competitive e internazionali le grandi imprese cinesi.