(Teleborsa) - "L’autorizzazione del Parlamento allo scostamento tecnico del valore di 13 miliardi di euro è una risposta concreta alla necessità di ridurre il caro bollette per imprese e famiglie". Lo ha affermato Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, aggiubgendo "non escludo in futuro di ricorrere a ulteriore debito a patto che sia destinato solo ed esclusivamente all’emergenza del caro energia".

Partecipando al Cnpr Forum "Dopo la pandemia e la guerra ora crisi energetica e inflazione. Gli obiettivi e le proposte per sostenere un Paese stremato", promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri ed esperti contabili, la Ministra ha ricordato "abbiamo previsto il credito d’imposta per le imprese energivore, la riduzione delle accise sui carburanti e tutta una serie di misure per ridurre i costi fissi delle aziende", ma occorre "ripartire con la politica del sì soprattutto nel settore della produzione energetica sbloccando i rigassificatori, il nucleare e sbloccando gli impianti rinnovabili".

Gelmini ha risposto alle domande formulate dai presidenti degli ordini dei commercialisti ed ha indicato tra le priorità il taglio del costo del lavoro in modo da consentire ad imprenditori e liberi professionisti di assumere. "Meglio spendere così i fondi invece di dissiparli in una miriade di bonus e micro misure che non producono crescita e benessere per l’Italia", ha affermato indicando che "occorre rivedere il superbonus, misura che in ogni casa è destinata a terminare". "Sulla flat tax, misura che ho sostenuto in passato - ha spiegato - ritengo che abbia un costo difficilmente sostenibile per un bilancio come quello italiano, meglio puntare su semplificazione del fisco e riduzione delle tassazioni".

Per l’attuazione del Pnrr, la Ministra ha affermato che la collaborazione con i commercialisti è "fondamentale sia in fase progettuale, affiancando imprese e enti pubblici per aiutare la PA a rispondere ai bandi, che nella funzione di controllo e certificazione per la rendicontazione delle spese".

Sul tema si è espresso anche Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, affermando che "il ruolo dei commercialisti nei vari processi necessari all’attuazione del Piano deve essere riconosciuto a tutti i livelli decisionali se vogliamo davvero dare quella svolta che il Paese attende da tempo".

Luca Asvisio, presidente dell’Odcec di Torino, ha riconosciuto l’importante lavoro svolto dal governo Draghi anche se ha notato che "restano da chiarire agli italiani le sorti dei bonus fiscali e del superbonus. Misure sulle quali il dibattito politico si è spesso arenato con posizioni divergenti tra partiti e che, al contrario, necessitano di essere pianificate nell’immediato per eliminare questa incertezza continua che ritengo negativa per professionisti e contribuenti".

Per Giovanni Battista Calì, numero uno dei commercialisti a Roma, il tema caldo è la flat tax, che sta dividendo i partiti, ma "è necessario mettere a punto una proposta che sia supportata dai numeri per evitare di fare passi falsi”.

Sul tema delle semplificazioni si è soffermata Marcella Caradonna, presidente dell’Odcec di Milano, sottolineando che "il risultato finale è sempre quello di una ulteriore complessità", mentre "sarebbe il caso di aprire un tavolo tecnico con l’Agenzia delle Entrate per dirimere in concreto una questione oramai annosa".

Enrico Terzani, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Firenze, ha affrontato il tema della gestione delle cartelle esattoriali, affermando che "il problema del magazzino dell’Agenzia delle Entrate si fa sempre più consistente con il passare del tempo".

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere d’amministrazione della Cnpr, secondo cui "uno dei punti di debolezza dell’azione politica è la dipendenza del decisore che deve servirsi necessariamente di strutture burocratiche".