(Teleborsa) - Se la parola che ha meglio descritto il 2025 per le materie prime è stata "incertezza", anche il 2026 si è aperto con moltissimi interrogativi irrisolti e le variabili politiche avranno un peso importante nell'influenzare i mercati finanziari. Lo si legge in un'analisi di Intesa Sanpaolo sul tema, secondo cui questa fase di profonde transizioni economiche, politiche e geopolitiche continuerà a favorire gli "hard assets", ovvero i beni fisici, tangibili e non deteriorabili come le materie prime energetiche e i metalli, sia industriali che preziosi.
Viene ricordato che il 2025 è stato un anno memorabile per le materie prime. L'oro ha registrato oltre 50 nuovi massimi e ha segnato la migliore performance dal 1971. Anche argento e rame hanno toccato nuovi record storici, spinti da una domanda in forte crescita, ma anche da distorsioni causate da incertezza, tensioni commerciali e geopolitiche. In particolare, il prezzo del rame è stato gonfiato sia dalle aspettative di un'effervescente domanda da parte di data center e investimenti in intelligenza artificiale, sia da gravi problemi all'offerta mineraria. Il timore di nuovi limiti al commercio e, in particolare, la possibile introduzione di tariffe pari al 50% sulle importazioni di rame raffinato negli Stati Uniti hanno guidato un accumulo senza precedenti di metallo nei magazzini americani, drenando le scorte nel resto del mondo e gonfiando un premio senza precedenti dei future scambiati sul COMEX rispetto a quelli quotati sul London Metal Exchange (LME).
I mercati di petrolio e gas naturale sono stati profondamente influenzati da inattese svolte politiche, come ad esempio il voltafaccia dell'OPEC+ riguardo i target di produzione, la sorpresa (negativa) del Liberation Day, quando l'Amministrazione Trump ha minacciato di imporre tariffe punitive contro tutti i partner commerciali, o l'inasprimento delle sanzioni occidentali contro la Russia. Anche le tensioni geopolitiche hanno raggiunto nuovi picchi nel corso dell'anno, quando Iran e Israele si sono scontrati militarmente e gli Stati Uniti sono intervenuti per bombardare i siti nucleari iraniani. Alla ormai abituale variabilità legata alle anomalie meteorologiche, che rendono meno prevedibili le dinamiche di produzione ed esportazione, sui mercati agricoli si sono aggiunte importanti distorsioni legate alle tensioni commerciali e alle violente fluttuazioni dei tassi di cambio, soprattutto ampie per le valute di alcuni paesi emergenti, come ad esempio il real brasiliano.
Guardando al 2026, gli analisti sottolineano che "l'attendibilità delle previsioni, o meglio la probabilità che lo scenario centrale si realizzi, è oggi ritenuta inferiore rispetto al passato" e "specularmente, la probabilità che si verifichino scenari estremi (sia peggiorativi che migliorativi) è superiore che in altri momenti storici". Questa percezione di una minore visibilità sul prossimo futuro "continuerà ad alimentare la volatilità sui mercati e un'inusuale correlazione positiva fra beni rifugio e asset di rischio: potremmo ancora vedere metalli preziosi e mercati azionari contemporaneamente vicini ai massimi", si legge nella ricerca firmata da Daniela Corsini, Economista - Materie Prime di Intesa Sanpaolo.
Nello scenario di base della banca italiana, caratterizzato da un'economia mondiale in marginale rallentamento, un'espansione monetaria particolarmente cauta e un allentamento delle tensioni geopolitiche, l'oro potrebbe raggiungere i 6.000 dollari l'oncia per poi consolidare su livelli inferiori. Infatti, stimiamo un prezzo medio di circa 4.600 dollari per l'oro nel 1° trimestre dell'anno, una media di 4.275 dollari nel 2026 e 4.400 dollari nel 2027, vs. 3.440 dollari registrati nel 2025. Inoltre, Intesa è decisamente positiva sui metalli industriali, ritenendo che nel corso dei prossimi dodici mesi il rame possa toccare nuovi massimi storici. Per il contratto future a tre mesi sul rame raffinato scambiato sul LME, prevede un prezzo medio di circa 12.500 dollari nel 2026 e 13.000 dollari nel 2027, vs. 9.975 dollari registrati nel 2025
Nel comparto energetico, il modello di base prevede che il Brent possa attestarsi su una media di circa 63 dollari nel 2026 e 64 dollari nel 2027, vs. una media di poco superiore ai 68 dollari nel 2025. Per il TTF, benchmark europeo per il gas naturale, stima un prezzo medio di circa 30 euro/MWh per il 2026 e 24 euro per il 2027, a fronte di una media di poco inferiore ai 37 euro registrata nel 2025. Su un orizzonte di dodici mesi, il modello di base di Intesa suggerisce un probabile rialzo delle quotazioni di gran parte delle materie prime agricole, con la notevole eccezione del cacao, che dovrebbe continuare il processo di aggiustamento. Riteniamo che cereali, caffè e zucchero beneficeranno di un incremento nella liquidità mondiale, di tassi di interesse vicino a un minimo ciclico in Europa e Stati Uniti e di un allentamento delle tensioni commerciali.
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Materie prime, Intesa: l'incertezza elevata favorisce gli "hard assets" anche nel 2026
Focus Commodity
14 gennaio 2026 - 08.34