(Teleborsa) - La curatela non è più solo un atto di mediazione, ma un gesto progettuale che attraversa linguaggi, tecnologie e sensibilità generazionali. In un sistema culturale in profonda trasformazione, dove il digitale non è più uno strumento ma il paesaggio stesso in cui viviamo, Sandie Zanini e Alisia Viola - curatrici della mostra Artificial Beauty di Andrea Crespi alla Fabbrica del Vapore di Milano - riflettono su cosa significhi oggi costruire una mostra, dialogare con un artista come Crespi e intercettare nuovi pubblici senza semplificare il pensiero. Da Artificial Beauty emerge il ritratto di una curatela contemporanea che abbandona modelli verticali, abbraccia l’ibridazione dei media e assume un ruolo attivo nella lettura critica del presente, là dove arte, tecnologia e società si incontrano e ridefiniscono i propri confini.
Siete due curatrici giovani in un momento in cui il "nuovo linguaggio" è già lingua madre per una generazione. In che modo questo cambia il vostro lavoro quotidiano rispetto a una curatela più "di vecchia scuola": cosa è diventato imprescindibile (e cosa invece avete deciso di lasciare andare)?
Sandie: "Credo che l’arte contemporanea debba parlare il linguaggio del proprio tempo. Di conseguenza, se agli artisti è richiesta una visione anticipatrice di ciò che diventerà la nuova realtà, anche le figure che gravitano intorno a loro, come i curatori, dovrebbero essere in grado di decifrare le nuove tendenze, conmoscerne i codici e affrontarle senza pregiudizi né ritrosie. Serve studio e professionalità di quelli che sono i nuovi strumenti di creazione dell’arte e sguardo critico per attribuire il giusto valore".
Alisia: "Siamo cresciute in un momento in cui quello che per altri era "nuovo linguaggio" — digitale, ibridazione dei media, circolazione continua delle immagini, unione indissolubile tra fisico e digitale — per noi non è mai stato un territorio totalmente inesplorato, ma quasi una condizione di partenza. Questo cambia radicalmente il modo in cui lavoriamo ogni giorno. La differenza principale rispetto a una curatela più "di vecchia scuola" è che non partiamo più dai mezzi o dalle categorie, ma dai comportamenti, dalle sensibilità, dalla connessione con il nostro tempo e le urgenze della società contemporanea".
S + A: Non è più imprescindibile il medium in quanto la contemporaneità abbraccia svariati linguaggi che vanno dall’installazione alla performance, dalla pittura all’AI; queste sono ormai semplicemente lingue madri. Quello che guardiamo è che tipo di sguardo sul mondo quell’artista costruisce, che tipo di posizione prende, che tipo di complessità riesce a tenere insieme e la necessità che vuole trasmettere ponendo riflessioni e domande che ci riguardano da vicino.
Sandie: "Il sistema dell’arte è ancora fortemente ancorato alla tradizione, aspetto certamente positivo per tutto ciò che riguarda lo studio, la conoscenza e la storia. Tuttavia, è oggi fondamentale evolvere per avvicinare le nuove generazioni in modo più inclusivo e formativo, superando modelli e linguaggi troppo elitari o ripetitivi."
Alisia: "Oggi siamo chiamate ad avere un ruolo attivo e dinamico, cercando di mettere in relazione cose che già esistono nel mondo, ma farle risuonare in un modo che produca nuove possibilità di lettura. Quello che invece abbiamo lasciato andare è l’idea della figura del curatore come figura verticale e più statica, abbracciando l’idea di una figura ibrida tra curatela, progettazione e creazione".
Artificial Beauty attraversa robotica, ambienti immersivi, video installazioni, pittura a olio, scultura e immaginari pop: come si costruisce una regia curatoriale quando l’opera non sta in un solo medium e il percorso diventa un’esperienza "multi-formato"?
Sandie: "In Artificial Beauty la cross-medialità costituisce la base del percorso espositivo. Attraverso l’utilizzo di media differenti, intendiamo restituire la visione artistica di Andrea Crespi, esplicitando come il fulcro dell’opera risieda nel concetto che la genera e nel messaggio che l’artista intende trasmettere, piuttosto che nella sola espressione materica o maestria tecnica".
S + A: Proprio in virtù della pluralità dei materiali impiegati, è stato necessario individuare un equilibrio capace di valorizzare l’identità di ciascun linguaggio, consentendo al tempo stesso un dialogo armonico e coerente tra le diverse forme presenti nello spazio.
Alisia "In questo progetto l’allestimento è stato concepito come una cava di marmo che marmo non è: un paesaggio di blocchi di polistirolo che non solo mette in relazione i diversi medium e i diversi livelli di narrazione, ma che si trasforma da contenitore a contenuto, diventando esso stesso una macro opera site-specific che attraversa e sostiene l’intera mostra. Quando ci si confronta con opere che attraversano pittura, scultura, installazione e linguaggi digitali, la regia curatoriale nasce prima di tutto da un lavoro sullo spazio e sulla relazione tra i lavori.
Il progetto mette in scena la metamorfosi della bellezza tra "armonia delle forme" e "estetica filtrata e manipolata" dall'algoritmo. Qual è oggi il confine tra rappresentazione e costruzione del reale, quando i canoni estetici si formano anche dentro strumenti digitali e piattaforme?
Oggi il confine tra rappresentazione e costruzione del reale passa esattamente dal rapporto tra essere umano e macchina. Gli strumenti digitali e gli algoritmi non si limitano più a interpretare o a migliorare la realtà, ma partecipano attivamente alla sua costruzione e alla formazione dei nostri immaginari e dei nostri canoni di bellezza.
I canoni estetici cambiano con il passare del tempo, evolvono gli stereotipi, così come muta la società al variare delle epoche e degli strumenti che le definiscono. Viviamo in un’era in cui la bellezza naturale è costantemente filtrata da artifizi.
Con questa mostra abbiamo voluto anche affermare che, sebbene la società ci spinga costantemente a inseguire un’idea di perfezione, non esiste filtro, dato o manipolazione in grado di renderci perfetti, perché la perfezione è un concetto astratto e irraggiungibile. È proprio nell’imperfezione, segno della nostra unicità, che risiede il nostro valore. Questo è un messaggio particolarmente importante che abbiamo voluto rivolgere soprattutto alle nuove generazioni.
Con Andrea Crespi, che lavora tra fisico e digitale, scansioni 3D, performance e ambienti immersivi, com'è il confronto curatoriale con un artista digitale: cambia il modo di discutere di opera finita, processo, conservazione e persino di allestimento rispetto a un artista tradizionale?
S + A: Andrea Crespi è un artista dal cuore classico e dall’anima proiettata verso il futuro. Questo significa che il suo approccio all’arte, pur nascendo in ambiente digitale, conserva sempre una costruzione fisica e spaziale. Il nostro dialogo è continuo e attraversa tutte le fasi del progetto, dall’intuizione iniziale fino alla sua piena concretizzazione.
Sandie: "Il confronto tra artista e curatore prende avvio dal senso dell’opera, dal messaggio che essa custodisce e da ciò che si intende trasmettere all’osservatore. La natura fisica o digitale non rappresenta il punto di partenza, bensì la materia attraverso cui la visione dell’artista prende forma" .
Alisia: "Il metodo di lavoro resta quello di una relazione curatoriale fondata sull’ascolto e sul tempo, con un’attenzione particolare alla costruzione di dispositivi espositivi capaci di accompagnare e amplificare la complessità della sua ricerca".
Dal vostro osservatorio curatoriale, che impatto stanno avendo le tecnologie digitali sull’intera filiera culturale – dalla produzione alla fruizione, fino alla comunicazione – e come stanno contribuendo a intercettare nuovi pubblici, anche fuori dai circuiti tradizionali dell’arte contemporanea?
Al giorno d’oggi le nuove tecnologie non sono più qualcosa che "entra" nel mondo dell’arte, ma costituiscono il paesaggio in cui viviamo. Questo cambia in modo profondo tutta la filiera culturale perché cambia prima di tutto il nostro rapporto con le immagini, con il tempo, con l’attenzione e con l’esperienza. Gli artisti oggi lavorano dentro lo stesso flusso in cui viviamo tutti, un flusso continuo tra fisico e digitale, tra presenza e rappresentazione.
Alisia: "Questo sta portando verso l’arte un pubblico nuovo, uscendo anche dai circuiti tradizionali, perché i confini tra cultura visiva, intrattenimento e ricerca si sono fatti più porosi. Il pubblico non incontra più l’arte solo nei musei o nelle gallerie, ma dentro la propria vita quotidiana, sugli schermi, nei linguaggi della musica, della moda, dei videogiochi, delle piattaforme. La grande sfida per noi è fare in modo che questa apertura non semplifichi l’arte, ma la renda più necessaria, più profonda e più intimamente legata all’esperienza del presente".
Sandie: "Da diversi anni mi occupo di promozione e curatela di arte digitale. Come accade spesso agli albori di un nuovo movimento, la diffidenza e la contestazione sono ricorrenti e ciò che ho notato è che, così come l’arte, anche le forme di scetticismo si sono evolute in questi pochi e accelerati anni. Fortunatamente, anche a livello istituzionale, la presenza dell’arte digitale si sta via via imponendo, seppur con discrezione. Ciò che auspico, è che venga compresa e accettata come una nuova forma di arte contemporanea, e non ghettizzata come un genere a sé stante".
(Foto: Foto di Giacomo Demelli)
Curare il presente: quando l’arte nasce già dentro il digitale
Sandie Zanini e Alisia Viola raccontano Artificial Beauty di Andrea Crespi e una nuova idea di curatela, tra AI, nuovi linguaggi e pubblici che superano i confini tradizionali dell’arte contemporanea
20 gennaio 2026 - 15.06