(Teleborsa) - "Nel 2025 la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto, nonostante le forti tensioni geopolitiche e commerciali: il PIL mondiale è aumentato del 3,3 per cento, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa". Lo ha detto Fabio Panetta, Governatore della Banca d'Italia, al 32° congresso annuale dell'Assiom Forex presso il Palazzo del Casinò al Lido di Venezia.

"A sostenere l'attività produttiva ha contribuito innanzitutto il dinamismo dei settori legati all'intelligenza artificiale - in particolare la costruzione dei data center, divenuti il fulcro della trasformazione tecnologica in atto", ha spiegato, aggiungendo che "l'attività globale ha inoltre tratto impulso, non senza sorpresa, dal rapido e persistente aumento del commercio internazionale" e che "il ciclo economico globale ha anche "tratto alimento dall'allentamento delle condizioni monetarie nelle principali economie avanzate".

Larga parte dell'intervento del Governatore si è concentrata sul commercio globale, per cui è prevista una riorganizzazione e non una contrazione. "Nonostante l'introduzione dei dazi, nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4 per cento, un ritmo superiore a quello del PIL mondiale e doppio rispetto alle attese - ha spiegato - Vi hanno contribuito l'applicazione di dazi inferiori a quelli inizialmente annunciati e l'assenza di ritorsioni generalizzate, che hanno attenuato gli effetti sulla domanda globale. Oltre la metà dell'espansione è riconducibile al forte aumento degli scambi legati all'intelligenza artificiale".

Nel suo discorso, che comunque è stato preparato prima della sentenza di ieri della Corte Suprema statunitense che ha stabilito che l'amministrazione Trump ha ecceduto i propri poteri imponendo dazi generalizzati, ha fatto notare che negli USA "il disavanzo nel commercio di beni in rapporto al PIL è rimasto sostanzialmente invariato e che l'onere dei dazi è finora ricaduto soprattutto sull'economia statunitense". Gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10 per cento. In una prima fase l'impatto è stato assorbito dai margini di profitto delle imprese americane; successivamente è stato trasferito in parte ai consumatori finali, che oggi ne sopporterebbero circa la metà.

"L'elemento che emerge con maggiore chiarezza è la profonda ricomposizione geografica dei flussi commerciali", ha evidenziato Panetta, facendo notare che le importazioni statunitensi dalla Cina sono state le più colpite dai dazi, con una contrazione superiore al 25 per cento. Parallelamente, sono aumentate le importazioni degli Stati Uniti da paesi terzi come Messico, Vietnam e Taiwan, così come le esportazioni cinesi verso alcune di queste economie. La triangolazione degli scambi attraverso paesi con regimi doganali più favorevoli suggerisce che il disaccoppiamento effettivo tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere inferiore a quanto suggerito dal calo dei flussi bilaterali", ha sottolineato.

"Allo stesso tempo, la Cina ha rafforzato la propria presenza su mercati alternativi - in Africa, nel Sud Est asiatico, in America latina e in Europa - conseguendo nel 2025 un avanzo commerciale elevato", ha aggiunto.

Guardando alle prospettive del commercio internazionale, il banchiere centrale ha ricordato che "la tendenza alla frammentazione commerciale è in atto da anni", ma "nonostante l'attuale instabilità, è difficile ipotizzare una rottura dei legami economici tra gli Stati Uniti e i loro alleati storici".

Al tempo stesso, "una lacerazione dei legami con i tradizionali alleati sarebbe onerosa anche per gli stessi Stati Uniti - ha evidenziato - L'Europa assorbe un quinto delle esportazioni americane di beni e il 40 per cento di quelle di servizi, genera un terzo dei profitti esteri delle multinazionali statunitensi e detiene un ammontare cospicuo di titoli pubblici americani".

Panetta ha sostenuto che "un ritorno all'assetto precedente non è realistico" e che "il commercio internazionale va ripensato alla luce di questa nuova realtà, salvaguardando i benefici dell'integrazione e riconoscendo che sicurezza e geopolitica sono ormai componenti essenziali delle scelte economiche".

"Occorre rafforzare i legami commerciali bilaterali e plurilaterali con i paesi che continuano a riconoscere i vantaggi di relazioni fondate su regole condivise", ha aggiunto.