(Teleborsa) - La sentenza del Tribunale di Milano che spegne le aree a caldo dell'ex Ilva "cambia tutto" e "riscrive le regole del gioco", "ha un impatto anche sulla continuità produttiva e sull'occupazione". Lo ha affermato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine dell'evento "IA e Lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità" dove si dice "'molto preoccupato". Se la sentenza dovesse influire sul negoziato per la cessione , "non ci sarebbero le condizioni" neanche per l'erogazione del prestito ponte.
Nelle scorse ore, il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, ha ordinato la "sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo" dello stabilimento dell'ex Ilva a partire dal 24 agosto. Nel motivare lo stop, il Tribunale ha fatto riferimento a "rischi attuali di pregiudizi alla salute".
Il decreto, che al momento non ha natura esecutiva, è stato emesso al termine del procedimento "per inibitoria" presentato dai cittadini di Taranto ed ha disapplicato parzialmente il provvedimento che autorizza l'attività produttiva" (AIA 2025). Il decreto è stato emesso "a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva" a causa dei rischi per la salute e in applicazione di quanto previsto dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
Entro il 24 agosto, Acciaierie d'Italia in Amministrazione straordinaria, Acciaierie d'Italia Holding ed Ilva potranno "adoperarsi per ottenere un'integrazione dell'AIA 2025 che abbia ad oggetto l'indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi entro i quali gli studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi menzionati nelle prescrizioni ritenute illegittime dovranno trovare effettiva attuazione".