(Teleborsa) - La core mission di Cloudflare è contribuire a realizzare un Internet migliore. Di solito, questo significa lanciare nuovi servizi per i nostri milioni di utenti o difendere il web dai più grandi attacchi informatici al mondo. Ma a volte, la realizzazione di un Internet migliore richiede di opporsi a leggi o regolamenti che ne minacciano l'architettura fondamentale.

La scorsa settimana, Cloudflare ha continuato la sua battaglia legale contro "Piracy Shield", uno schema normativo italiano fuorviante, nato per proteggere i grandi interessi dei titolari dei diritti a scapito di Internet in generale. Dopo che Cloudflare si è opposta alla registrazione su Piracy Shield e ne ha impugnato l'obbligo in tribunale, l'AGCOM (l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha inflitto alla società una sanzione record di 14 milioni di euro. Abbiamo presentato ricorso contro tale sanzione l'8 marzo e continuiamo a contestare la legalità dello stesso Piracy Shield.

Sebbene la sanzione sia significativa, i principi in gioco sono ancora più grandi. Questo caso non riguarda solo una singola sanzione; si tratta di stabilire se una piccola parte di entità private possa dare la priorità ai propri interessi economici rispetto a quelli degli utenti di Internet costringendo i provider di infrastrutture globali a bloccare ampie fasce di Internet senza supervisione, trasparenza o giusto processo.

Che cos'è Piracy Shield?
Per capire perché stiamo combattendo questo, è necessario fare un passo indietro e comprendere Piracy Shield. Commercializzato dall'AGCOM come strumento innovativo per combattere la violazione del copyright, il sistema è meglio inteso come uno strumento grossolano per i titolari dei diritti per controllare ciò che è disponibile su Internet senza alcuna tutela legale tradizionale.

Piracy Shield è un portale elettronico privo di supervisione attraverso il quale un gruppo non identificato di media company italiane può segnalare siti web e indirizzi IP; i service provider online registrati sulla piattaforma sono quindi obbligati a oscurarli entro 30 minuti.

Piracy Shield funziona come una "scatola nera" perché non offre:
- Alcuna supervisione giudiziaria: le aziende private, non i giudici o i funzionari governativi, decidono cosa viene bloccato.
- Zero trasparenza: il pubblico, e persino gli stessi service provider, sono spesso lasciati all'oscuro su chi ha richiesto un blocco o perché.
- Nessun giusto processo: non esiste un meccanismo per il proprietario di un sito web per contestare un blocco prima che il suo sito diventi non disponibile sul web italiano.
- Nessun risarcimento: oltre alla completa mancanza di trasparenza o di giusto processo, Piracy Shield non offre alle parti interessate un modo efficace per chiedere un risarcimento a causa di un blocco errato.

Non sorprende del tutto che Piracy Shield dia così chiaramente la priorità agli interessi economici delle media company rispetto ai diritti degli utenti di Internet italiani. Il sistema è stato "donato" al governo italiano da SP Tech, un braccio dello studio legale che rappresenta molti dei principali beneficiari diretti di Piracy Shield, tra cui la Lega Nazionale Professionisti Serie A (la principale lega di calcio italiana).

L'alto costo di Piracy Shield
Quasi immediatamente dopo l'implementazione di Piracy Shield, si sono verificati problemi significativi. Oltre alla scadenza impraticabile di 30 minuti e alla mancanza delle garanzie sopra descritte, lo schema richiede ai service provider di impegnarsi nel blocco degli indirizzi IP, creando così l'inevitabile rischio di oscurare siti web del tutto legittimi poiché gli indirizzi IP sono, per loro natura, condivisi contemporaneamente da migliaia di siti web. Non sorprende che nel giro di pochi mesi dal suo lancio, Piracy Shield abbia causato gravi interruzioni a persone e aziende che non avevano fatto nulla di male.

Gli errori degni di nota includono:
- Blackout del governo e dell'istruzione: decine di migliaia di siti legittimi sono stati resi inaccessibili dall'Italia, compresi i siti web del governo ucraino per le scuole e la ricerca scientifica.
- Interruzione delle piccole imprese e delle ONG: un'ampia gamma di piccole imprese e ONG europee focalizzate su programmi sociali per donne e bambini è stata inavvertitamente bloccata.
- Perdita di servizi essenziali: il sistema ha bloccato l'accesso a Google Drive per oltre 12 ore, impedendo a migliaia di studenti e professionisti italiani di accedere a file critici.
- Blocchi collaterali persistenti: uno studio del settembre 2025 dell'Università di Twente ha confermato che il sistema blocca regolarmente i siti web legittimi, che rimangono inaccessibili anche per diversi mesi.

Anche di fronte alle prove schiaccianti dei gravi e continui blocchi indiscriminati causati da Piracy Shield, l'AGCOM ha deciso di proseguire per la propria strada senza correggere il tiro. Al contrario, ha scelto di espandere Piracy Shield per applicarlo ai provider DNS e alle VPN globali, servizi strettamente associati alla privacy e alla libertà di espressione. L'AGCOM ha inoltre iniziato ad adottare misure sempre più aggressive per costringere i service provider globali a registrarsi su Piracy Shield, inclusi quegli operatori privi di una presenza legale o operativa sul territorio italiano.

La battaglia di principio intrapresa da Cloudflare
Cloudflare è stato chiaro sui rischi posti da Piracy Shield fin dall'inizio. Nel 2024 ci siamo incontrati con l'AGCOM per evidenziare i difetti strutturali e le conseguenze dello schema e abbiamo proposto modi più efficaci per collaborare che non nuocessero all'architettura centrale di Internet. Quando queste preoccupazioni sono state ignorate, siamo passati alle azioni legali.

Abbiamo impugnato dinanzi ai tribunali amministrativi italiani il tentativo dell'AGCOM di costringere Cloudflare ad aderire a Piracy Shield e, insieme alla CCIA (Computer & Communications Industry Association), abbiamo presentato un esposto alla Commissione europea. In via meno formale, siamo rimasti in costante dialogo con le istituzioni italiane ed europee per far capire meglio il nostro punto di vista e mettere in luce le criticità che ci preoccupano. La nostra posizione è sempre stata coerente: riteniamo che Piracy Shield sia incompatibile con il diritto dell'Unione europea, in particolare con il Digital Services Act (DSA). Quest'ultimo richiede infatti che ogni restrizione dei contenuti sia proporzionata e soggetta a rigorose garanzie procedurali.

La Commissione europea, a seguito del nostro esporto, ha sollevato dubbi simili, pubblicando una lettera il 13 giugno 2025, criticando la mancanza di supervisione inerente al quadro Piracy Shield. Un segnale positivo è arrivato il 23 dicembre 2025: il tribunale amministrativo ha accolto le nostre ragioni, obbligando l'AGCOM a trasmettere a Cloudflare tutta la documentazione posta alla base dei provvedimenti di blocco emessi tramite Piracy Shield. Sebbene non abbiamo ancora ricevuto tali atti, confidiamo che essi possano fare piena luce sul reale funzionamento di Piracy Shield.

Una sanzione eccessiva e ancora nessuna trasparenza
Anziché attendere l'esito dei nostri ricorsi, e a meno di una settimana dall'ordine di divulgare i documenti di Piracy Shield a Cloudflare, l'AGCOM ha proceduto, il 29 dicembre 2025, a emettere la sanzione. Oltre alla tempistica sospetta, ci sono altri aspetti della sanzione che lasciano perplessi. La logica quantitativa della penale presenta le stesse criticità del sistema che si intende far rispettare.

Secondo la legge italiana, le sanzioni per inosservanza sono limitate a un massimo del 2% del fatturato dell'azienda generato all'interno della giurisdizione di competenza.

Considerando i guadagni di Cloudflare sul territorio italiano, quel limite del 2% avrebbe dovuto fissare la sanzione a una cifra vicina ai 140.000 euro. Al contrario, l'AGCOM ha calcolato la sanzione basandosi sul nostro fatturato globale; il risultato è una penale quasi 100 volte superiore al limite stabilito dalla legge. Questo approccio sproporzionato lancia un messaggio inquietante all'intera comunità tecnologica globale: chi mette in dubbio un sistema normativo fallace, o difende i diritti dei propri utenti e dell'Internet globale, rischia di subire ritorsioni economiche punitive ed eccessive.

Nel frattempo, l'AGCOM continua a non ottemperare all'ordine dei giudici, negando ancora a Cloudflare l'accesso ai documenti su Piracy Shield che avrebbe dovuto trasmettere. Al contrario, appena quattro giorni prima della scadenza per la divulgazione, l'AGCOM ci ha informato che avrebbe reso disponibile solo una parte degli atti per una consultazione in loco presso i propri uffici di Napoli, sotto la supervisione dei propri funzionari. Queste restrizioni, oltre a essere ingiustificatamente onerose e in aperto contrasto con quanto stabilito dal tribunale, fanno sorgere il dubbio: perché l'AGCOM si ostina così tanto a evitare la trasparenza?

Le azioni future
Non abbiamo alcuna intenzione di fare un passo indietro. Cloudflare sta impugnando la sanzione da 14 milioni di euro e insistendo per ottenere il pieno accesso agli atti di Piracy Shield; continueremo inoltre a contestare la legittimità stessa degli ordini di blocco dinanzi ai tribunali amministrativi italiani.

Riconosciamo che i titolari dei diritti d'autore abbiano un legittimo interesse a proteggere i propri contenuti. Collaboriamo costantemente con loro per affrontare il tema delle violazioni in modo puntuale ed efficace. Tuttavia, tali interessi non possono prevalere sui requisiti fondamentali del giusto processo o sull'integrità tecnica dell'Internet globale e della nostra rete.

Proseguiremo la nostra battaglia legale sia nei tribunali italiani sia presso la Commissione europea. La connettività globale è troppo importante per essere governata da "scatole nere" con scadenze di 30 minuti, che finiscono per causare blocchi indiscriminati senza alcuna possibilità di rimedio. Cloudflare conferma il proprio impegno nel realizzare un Internet migliore: un luogo in cui le regole siano trasparenti, le autorità di regolamentazione responsabili del proprio operato e l'infrastruttura che connette il mondo resti libera, aperta e sicura.

(Foto: Photo by John Schnobrich on Unsplash)