(Teleborsa) - Appare "concreto" immaginare significativi passi avanti sul fronte della sostenibilità da parte delle maggiori banche italiane non quotate, tanto che nell'arco di un triennio potrebbero raggiungere i livelli di quelle quotate, peraltro ben piazzate anche a livello europeo grazie ai grandi passi avanti dopo le crisi dello scorso decennio. È quanto emerge da uno studio di Standard Ethics, agenzia di rating indipendente con sede a Londra e focalizzata sulla sostenibilità, che oggi ha pubblicato il nuovo SE Unlisted Italian Banks Benchmark, il cluster di sostenibilità delle 25 maggiori banche italiane non quotate per mezzi amministrati.

L'obbiettivo è fornire una panoramica circa il livello di sostenibilità - non solo ambientale ma da un punto di vista ESG - all'interno del settore e di monitorare i passi compiuti dalle banche non quotate in Italia. Il Corporate Standard Ethics Rating (SER) elaborato da Standard Ethics misura la distanza tra l'entità valutata e le indicazioni di Sostenibilità promosse dall'Onu, dall'Ocse e dall'Unione Europea. Il rating viene espresso sotto forma di 9 differenti notch (da F a EEE), dove la EE- indica la conformità.

Sono 9 le banche che hanno raggiunto un Corporate Standard Ethics Rating (SER) pari a EE- (Sustainable Grade), pari al 36% (Banca Popolare Etica, Banca Sella Holding, Cassa Centrale Banca, Cassa di Bolzano, Cassa di Risparmio di Asti, Iccrea Banca, Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, La Cassa di Ravenna e Mediocredito Centrale); con un rating pari a E+ (Not Fully Sustainable Grade) ritroviamo i seguenti 10 istituti: Banca Agricola Popolare di Sicilia, Banca Cambiano 1884, Banca del Fucino, Banca del Piemonte, Banca Finnat, Banca Popolare Alto Adige (Volksbank), Banca Popolare Puglia e Basilicata, Banca Popolare Pugliese, Banca Popolare Valsabbina e Ibl Banca; a 6 istituti è stato assegnato un SER pari a E (Not Fully Sustainable Grade): Ibl Banca, Banca di Piacenza, Banca Ersel, Banca Passadore, Banca Popolare del Lazio e Investis; in nessun caso viene assegnato un rating pari o inferiore a E- (Not Sustainable Grade); infine, rimane Pending il SER di Banca Progetto.

"Ci sono dei casi particolari, come Banca Etica, in cui l'allineamento sulla sostenibilità è evidente, ma in generale il gruppo di testa è molto ben piazzato e ci immaginiamo anche un trend in miglioramento nei prossimi anni", dice a Teleborsa Jacopo Schettini Gherardini, Direttore dell'Ufficio Ricerca di Standard Ethics. "C'è una correlazione sicuramente con la dimensione e con la tradizione di una solida cultura d'impresa - aggiunge - Mentre tra quelli che hanno la migliore valutazione qualcosa in più per mantenere il livello deve essere fatto dai due istituti pubblici, Mediocredito Centrale e Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, che per loro natura hanno un ruolo particolare che abbiamo considerato".

Allo stato attuale, il 36% delle banche italiane non quotate ha un Sustainable Grade, mentre il 60% ha un Not Fully Sustainable Grade. La creazione del benchmark permette una comparazione con l'indice delle quotate, le quali presentano un livello di allineamento alla sostenibilità molto avanzato. I dati dell'indice delle quotate mostrano che il 75% delle 16 che lo compongono è conforme agli standard di sostenibilità definiti da Ue-Onu-Ocse, con un rating - quindi - pari o superiore a EE-. La differenza tra quotate e non quotate è evidente: 75% contro 36% (pur tenendo conto che la comparazione non avviene tra insiemi perfettamente omogenei per numero e altre caratteristiche).

Secondo Gherardini, un ruolo importante nei passi avanti fatti ultimamente dalle banche non quotate lo ricoprono i regolatori, "che si muovono dietro le quinte ma fanno interventi importanti". "Il regolatore si muove in un quadro internazionale ben definito, dove intervengono Basilea o capisaldi come i principi sulla corporate governance dell'OCSE - spiega l'esperto - In un mondo iper-regolamentato come quello bancario, tra la linea rossa segnata tra Onu, Ocse e UE e le banche c'è una cinghia di trasmissione molto forte rappresentata dal regolatore".

Guardando alle differenze tra chi è in Borsa e chi no, tra le non quotate: è maggiore la percentuale di quelle che offrono minore visibilità delle politiche di sostenibilità, in particolare per quanto riguarda diritti umani e intelligenza artificiale, impatto ambientale e relativi target; la parità di genere all'interno dei vertici aziendali e manageriali appare un tema trattato adeguatamente solo da alcune; e vengono sollecitati rating ESG indipendenti in misura minore rispetto alle quotate.

Per Gherardini è importante porre l'attenzione sull'intelligenza artificiale, "una tematica con rischi profondi da affrontare e che vede le quotate molto più avanti, mentre solo poche non quotate stanno iniziando a metterci mano". "Immaginiamo un software AI, inconsapevolmente per la banca, introduca delle disparità di genere o di orientamento politico nel valutare l'affidabilità di un cliente - spiega - È un fatto che può trasformarsi in un problema legale e dare adito a una sonora presa di posizione dei regolatori. Si tratta di un problema profondo ma molto poco stimato".

Il settore bancario non quotato ha attualmente margini di miglioramento nella disclosure di procedure e politiche ESG (dal tema dei Diritti Umani fino alla Politica Ambientale). In tal senso, è marcato il divario con le quotate. È invece alta l'attenzione dedicata ai rapporti con la clientela, con engagement e customer satisfaction indicate come tematiche materiali nell'informativa pubblica. Appare centrale anche il rapporto coi territori e con le comunità locali, specialmente (non esclusivamente) nei casi in cui gli istituti di credito originano dalle banche popolari, dalle casse di risparmio e dal credito cooperativo.

Osservando una crescita nel numero di banche sollecitanti un rating di sostenibilità, Gherardini non è preoccupato dalla minor attenzione alle questioni ambientali portata dall'amministrazione Trump o dalla nuova Commissione UE. "È vero che c'è un'attenuazione o una diluizione della parte ambientale, che è stata anche oggetto della Tassonomia, ma dal nostro punto di vista non è cambiato molto: si sono allentate le richieste nella parte ambientare e si stanno mantenendo ferme, anzi in linea di massima saranno oggetto di maggiore attenzione, quelle sociali e di governance. In realtà quindi c'è un fisiologico ribilanciamento, con la ricerca di un maggiore equilibrio. Non bisogna scambiare il rallentamento sul target con un cambio di rotta, si tratta solo di maggiore concretezza".