(Teleborsa) - "Io credo che dal secondo dopoguerra ad oggi non ci sia mai stato nel mondo un momento così delicato e pericoloso. Oggi, al di là dell’Europa, vedo un mondo difficile da decifrare. Ma al di là di questo, vedo molta voglia di Europa: una recente ricerca mostra come il 40% degli italiani, in particolar modo i giovani, vorrebbero avere un passaporto italiano ma anche europeo. Su temi come difesa, tecnologia, industria, serve fare comunità. L'Italia è un Paese che ha sempre vissuto di industria. Oggi, in totale silenzio, assistiamo a una deindustrializzazione dell'Italia che fa paura perché' non abbiamo più l'automobile, non abbiamo più l'elettronica, rischiamo di non avere più l'acciaio. Il nostro core business era il manufatturiero, ma un'Europa senza industria è un'Europa molto debole. Per una grande Europa serve una leadership forte che non vedo, serve la capacità da parte di qualcuno di fare passi indietro per il bene comune, e non vedo neppure questo, oltre ad una forte spinta dell’opinione pubblica". Lo ha dichiarato Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Italo, Fondazione Telethon e Manifatture Sigaro Toscano, durante il Festival dell'Economia di Trento, parlando di Stati Uniti d’Europa.
"Io sarò un sognatore, - continua - ho sempre pensato che l’unione fa la forza, lo spirito di squadra fa la forza, lo stare insieme fa la forza. Guardo alle cose pratiche mettendo in fila le priorità del nostro Paese (che non sono né di destra né di sinistra né di centro): sicurezza, sanità, scuola. Servono statisti che abbiano una linea comune su questi temi, per l’Italia e per il futuro dei nostri figli. Siamo il Paese a crescere meno in Europa. Io non sento parlare di crescita, sviluppo, domani, progetto Paese. Sognerei che si facesse fronte comune per gli Stati Uniti d’Europa. Non sono né nostalgico né populista, ma quando penso che ci sono persone che sono morte per un’Italia libera, ed oggi noto che non si riesce ad avere unità sull’Europa. Io andrei nelle piazze per sensibilizzare la gente e i giovani, insieme siamo più forti. La situazione attuale dovrebbe ancor più rafforzare la voglia e la consapevolezza che gli stati uniti d’Europa rappresentino un progetto indispensabile il futuro dei nostri figli. I momenti sono importanti. Questo, per certi aspetti, è magico. Lo scenario mondiale obbliga a partire con un progetto di Stati Uniti d’Europa, perché più andremo avanti e più saremo deboli se non faremo fronte comune. Dalla difesa all’energia, passando per l’industria".
"Non ho visto nessun leader europeo farsi portavoce di questa idea. Sento parlare di molti temi, ma mai qualcuno ha esplicato questo obiettivo. Se parliamo di mobilità il futuro dell'Europa è il treno, anche in termini di sostenibilità ed ecologia. Con l'operazione che sta portando avanti Italo verso la Germania possiamo aprire un ponte a Nord, penso a Belgio e Olanda; ad verso Est verso Austria, Repubblica Ceca e Ungheria. Possiamo andare anche verso Sud. Una scelta strategica che deve diventare una scelta europea, non vista come operazione italiana o tedesca. Abbiamo dimostrato già in Italia il valore della liberalizzazione del mercato ferroviario, l’Europa ci ha visto come un modello. Sono orgoglioso di quanto fatto con Italo, siamo partiti da un foglio bianco e abbiamo raggiunto risultati significativi: il prezzo del biglietto è diminuito del 40% e la domanda è cresciuta. Ora il prossimo passo è appunto la Germania: realizzare una vera azienda tedesca con management tedesco, treni tedeschi, un accordo con Siemens. Abbiamo ordinato 30 treni con degli interni stupendi, 14 opzionati, 30 anni di contratto per la manutenzione e 250 milioni di euro all'anno al gestore della rete. Un'operazione di grandi dimensioni anche se ho la sensazione che ci saranno molte difficoltà per accedere", conclude.