(Teleborsa) - Il patrimonio dei fondi pensione italiani si assesta a oltre 262 miliardi di euro a fine 2025, mentre quello delle casse di previdenza a 136 miliardi di euro. È quanto emerge dalla relazione annuale della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), che fotografa un settore di rilevanza sistemica e con alcuni aspetti positivi (c'è stato un aumento rilevante dei giovani negli ultimi anni), ma con alcune crepe strutturali (il divario Nord-Sud rimane profondo) e paradossi (le linee azionarie battono nettamente il TFR ma solo una minoranza le sceglie).

Numeri e iscritti dei fondi pensione

Alla fine del 2025, le forme pensionistiche operanti in Italia sono 273: 33 fondi negoziali, 38 fondi aperti, 71 piani individuali pensionistici (PIP) e 131 fondi pensione preesistenti. Per effetto del consolidamento del settore il numero delle forme è in calo da oltre vent'anni; infatti, rispetto, rispetto al 1999, si è più che dimezzato, soprattutto per la riduzione dei fondi preesistenti, scesi da 618 a 131 unità. È aumentata la dimensione media dei fondi, rafforzando la capacità di risposta alle sfide richieste da scenari sempre più complessi.

Gli iscritti alla previdenza complementare sono quasi 10,5 milioni (+4,8% rispetto al 2024); in percentuale delle forze di lavoro, gli iscritti sono pari al 39,9%. I fondi negoziali e i fondi aperti registrano tassi di crescita superiori alla media. I fondi negoziali contano 4,4 milioni di iscritti (+6,1% rispetto al 2024); gli iscritti ai fondi aperti sono 2,2 milioni (+8,7%). I PIP "nuovi" contano 3,8 milioni di iscritti (+2,9%) mentre i fondi pensione preesistenti registrano 666.000 aderenti.

Permangono squilibri nel livello di partecipazione alla previdenza complementare: si conferma la presenza di un gender gap. Gli uomini rappresentano il 61,2% degli iscritti alla previdenza complementare, mentre le donne formano il restante 38,8%. In base all'età, gli iscritti risultano concentrati nelle classi intermedie e più prossime al pensionamento. Il peso della componente più giovane (al di sotto dei 35 anni) è tuttavia salita dal 17,5% del 2020 al 20,8% del 2025. Rispetto alle forze di lavoro, la partecipazione alla previdenza complementare continua a crescere, soprattutto nelle fasce più giovani (9,8 punti percentuali in più in cinque anni nella fascia d'età 15-34 anni). Quanto all'area geografica, il tasso di partecipazione supera la media nazionale nelle regioni settentrionali, dove si concentrano il 57,3 per cento degli iscritti; valori più bassi e decisamente inferiori alla media si registrano in gran parte delle regioni meridionali.

Risorse, contributi e prestazioni

Alla fine del 2025, le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari si attestano a 262 miliardi di euro (+7,7% rispetto al 2024) soprattutto per la dinamica positiva dei mercati finanziari. Le risorse accumulate sono pari all'11,6 % del PIL e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati nell'anno sono pari a 22,4 miliardi di euro (+8,7% rispetto al 2024), crescendo ad un ritmo superiore alla media del quinquennio precedente.

Nei fondi negoziali sono stati raccolti 7,9 miliardi di euro (+10,9%); nei fondi aperti 3,9 miliardi di euro (+15,4%), nei PIP "nuovi" 5,6 miliardi di euro (+5,7%); nei fondi preesistenti sono confluiti 4,8 miliardi di euro (+4,4%). Sulle posizioni dei lavoratori dipendenti sono stati versati 18,7 miliardi di euro di contributi, in crescita di 1,6 miliardi rispetto al2024. Di questi, 9,6 miliardi di euro riguardano quote di TFR; 5,7 miliardi di euro sono contributi a carico dei lavoratori e 3,4 miliardi di euro contributi dei datori di lavoro. Per i lavoratori autonomi sono confluiti versamenti per 1,9 miliardi di euro. Gli iscritti versanti nel 2025 sono 7,4 milioni, il 73% del totale. La contribuzione media di tali iscritti è di 2.990 euro; è più alta per i lavoratori dipendenti (3.110 euro), che possono beneficiare anche dei flussi di TFR, rispetto ai lavoratori autonomi (2.780 euro). Il gender gap si conferma anche guardando all'importo della contribuzione versata: per le donne il contributo medio è del 16% inferiore a quello degli uomini. Nelle regioni del Nord e in alcune del Centro i contributi sono più elevati della media, si dimezzano in molte aree del Mezzogiorno. Gli iscritti non versanti sono circa 2,7 milioni, invertendo per la prima volta la tendenza di crescita.

Nel 2025, sono state erogate prestazioni pensionistiche in capitale per 5,5 miliardi e in rendita per 347 milioni. I riscatti sono stati pari a 2,1 miliardi di euro e le anticipazioni a 2,8 miliardi di euro. Nell'anno sono stati pagati circa 2,8 miliardi di euro di rendite integrative temporanee anticipate (RITA), per lo più dai fondi pensione preesistenti.

L'allocazione degli investimenti

Gli investimenti dei fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi pensione interni a enti e società) mantengono un'allocazione prevalente pari al 55,8% del totale, in obbligazioni governative e altri titoli di debito. L'esposizione azionaria complessiva, considerando i titoli di capitale sottostanti gli OICR, sale al 32,9%, 2,4 punti in più rispetto al 2024. Gli investimenti immobiliari, in forma diretto e indiretta, presenti quasi solo nei fondi preesistenti, costituiscono meno del 2% del totale.

Gli investimenti dei fondi pensione nell'economia italiana (titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili)sono 43,9 miliardi di euro, pari al 19,3% del totale (percentuale invariata rispetto al 2024). Gli impieghi in titoli di debito e di capitale di imprese domestiche, pari rispettivamente a 3,4 e 2,4 miliardi di euro (3 e 2 miliardi nel 2024), gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di OICVM si attestano a 2,3 miliardi di euro. Nonostante la marcata diversificazione internazionale che caratterizza le politiche di investimento delle forme pensionistiche, il settore mostra una crescente attenzione alle opportunità di impiego offerte dal sistema Paese.

Un numero sempre maggiore di fondi pensione, in particolare quelli negoziali, sta ampliando i propri portafogli attraverso l'inclusione di strumenti finanziari non quotati e fondi cosiddetti alternativi - come quelli di private equity, private debt e infrastrutturali - spesso partecipando a iniziative di investimento congiunte. Si tratta di strumenti che possono contribuire alla diversificazione degli investimenti e rappresentano un canale concreto di sostegno all'attività produttiva delle imprese italiane.

I rendimenti e i costi

Nel 2025, la prosecuzione del ciclo di allentamento delle politiche monetarie restrittive ha spinto al rialzo i corsi dei titoli azionari e, in misura più limitata, di quelli obbligazionari. I rendimenti, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati positivi per tutte le tipologie di comparto delle forme pensionistiche complementari. I comparti azionari hanno realizzato le performance più elevate, con rendimenti medi compresi tra il 7,5% e il 10%, quelli bilanciati tra il 3,5% e il 5,5%. Anche i risultati dei comparti obbligazionari sono stati positivi, seppure più contenuti. Su un periodo di osservazione decennale (da fine 2015 a fine 2025), i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche intorno al 5%, superiori al rendimento medio delle altre linee di investimento e anche al tasso di rivalutazione del TFR (pari al 2,5% medio annuo nel decennio). Le linee azionarie, tuttavia, continuano a essere scelte da una quota ancora minoritaria di iscritti, pari al 13,9% del totale.

Sui rendimenti netti incidono i costi di gestione, erodendone il potenziale accumulo. Su un periodo di partecipazione di 35 anni, un minor costo annuo dell'1% si traduce in una prestazione finale più alta del 18-20%. I costi si confermano competitivi per i fondi pensione negoziali: su un orizzonte temporale di dieci anni, l'Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) è pari allo 0,47%, L'ISC sale all'1,36% per i fondi pensione aperti e al 2,17% per i PIP, prodotti per i quali gioca un ruolo rilevante la remunerazione delle reti di vendita.

La fotografia delle casse di previdenza

Alla fine del 2025, le attività complessivamente detenute dalle casse di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 136miliardi di euro, l'8,7% in più rispetto all'anno precedente; a determinare la variazione ha contribuito soprattutto l'andamento positivo dei mercati finanziari e in particolare di quelli azionari. Tenendo conto anche delle componenti obbligazionaria e azionaria sottostanti gli OICVM detenuti, la quota più rilevante delle attività è costituita da titoli di debito, pari al 36% del totale. Gli investimenti in titoli di capitale sono pari al 21,6%.

Gli investimenti immobiliari (cespiti di proprietà, fondi immobiliari e partecipazioni in società immobiliari controllate) continuano ad essere cospicui seppure in riduzione in termini percentuali, pari al 14,8% del totale. Gli investimenti nell'economia italiana (titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) ammontano a 52,3 miliardi di euro, pari al 38,4% delle attività totali. Diventano predominanti i titoli di Stato: 17,1 miliardi di euro, pari al 12,6 delle attività totali. Segue la componente immobiliare con 17 miliardi, pari al 12,5% del totale dell'attivo, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto al 2024.

Gli investimenti in titoli emessi da imprese italiane ammontano a 12 miliardi di euro, l'8,8% delle attività, l'1,2% in più rispetto al 2024; di questi, 882 milioni sono titoli di debito e 11,2 miliardi di capitale (che comprendono 1,9 miliardi di quote di partecipazione al capitale della Banca d'Italia, sottoscritte da 12 Casse).