Guglielmo Manetti, Amministratore Delegato di Intermonte, ha dichiarato: "L'Italia è, da sempre, un Paese di imprese. Cinque milioni di realtà imprenditoriali sostengono il tessuto economico dei territori, generano occupazione e alimentano interi distretti produttivi. Eppure, di queste cinque milioni di aziende, solo 373 sono oggi quotate in Borsa: un numero che segnala quanto il mercato dei capitali italiano sia ancora lontano dal suo pieno potenziale. I dati di questa ricerca offrono una risposta concreta a chi si chiede perché valga la pena quotarsi: le 363 PMI analizzate esprimevano già oltre 107.000 addetti e 25 miliardi di ricavi al momento dell'ingresso in Borsa, e le best performer nei cinque anni successivi hanno aumentato significativamente i posti di lavoro e più che raddoppiato i ricavi. Questi non sono solo dati finanziari: sono posti di lavoro e valore distribuito nei territori. La quotazione, fatta bene, è un acceleratore di crescita reale".
Giancarlo Giudici, Professore ordinario Politecnico di Milano School of Management e referente scientifico della Ricerca, ha aggiunto: "Questa ricerca si propone di identificare i fattori che storicamente hanno accompagnato le quotazioni di maggiore successo su Borsa Italiana nel periodo 2011-2025. L'analisi statistica condotta su 363 matricole ci ha permesso di identificare alcune correlazioni robuste tra determinate scelte di governance, struttura dell'operazione e strategie post-IPO da un lato, e la capacità di creare valore nel tempo dall'altro. Il 'decalogo' che proponiamo è una sintesi empirica di comportamenti che hanno storicamente distinto le quotazioni di maggiore successo, ovviamente accompagnati da un solido piano industriale orientato alla crescita e da capacità manageriali adeguate per renderlo concreto. L'auspicio è che possa orientare le scelte di chi si avvicina al mercato dei capitali, contribuendo a rendere la quotazione un percorso di crescita sostenibile e non solo un evento finanziario; in Italia occorre attrarre nuovi investitori professionali e nuovi capitali specializzati sulle Mid Cap e Small Cap quotate."
La ricerca analizza 363 imprese quotate su Borsa Italiana dal 2011 al 2025 con capitalizzazione iniziale inferiore a € 1 miliardo, su tutti i listini (Euronext Milan, Euronext STAR Milan ed Euronext Growth Milan)1. La composizione settoriale del campione rispecchia fedelmente la struttura dell'economia italiana: ben il 65% di esse appartiene ai comparti Consumer, Industrial e Technology, ovvero ai settori più rappresentativi della manifattura italiana e in generale dell'economia'reale' del Paese.
All'ingresso in Borsa, queste aziende esprimevano complessivamente € 25,2 miliardi di ricavi aggregati (mediana per impresa: € 79 milioni), € 3,37 miliardi di EBITDA, € 1,18 miliardi di utile netto e 107.324 addetti, con un flottante medio post-IPO del 36% e una capitalizzazione complessiva di € 32,2 miliardi. Numeri che confermano la rilevanza economica di un segmento spesso sottovalutato: nel mercato azionario italiano il 90% degli scambi si concentra sulle 40 blue chips del FTSE MIB, ma le Mid Cap e Small Cap quotate analizzate in questa ricerca rappresentano un campione significativo dell'economia produttiva nazionale e del suo tessuto manifatturiero e di servizi.