(Teleborsa) - Il trasporto marittimo continua a rappresentare una componente essenziale dell'interscambio dell'Italia, incidendo per il 25% sul commercio estero in valore e per il 49% in quantità. È quanto emerge dal tredicesimo Rapporto Annuale Italian Maritime Economy di SRM, centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, secondo cui la Blue Economy genera 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa oltre un milione di persone, confermandosi uno dei principali motori dell'economia italiana.
Le performance
Nel 2025 le Autorità di Sistema Portuale hanno movimentato complessivamente 511 milioni di tonnellate di merci (+3,5%). Le rinfuse liquide si confermano la principale categoria con 186 milioni di tonnellate, seguite dai container con 132 milioni di tonnellate e dal traffico Ro-Ro con 122 milioni di tonnellate; tutti i principali segmenti risultano in crescita.
Il traffico container ha raggiunto i 12,8 milioni di TEU (+7,1%), sostenuto soprattutto dalla forte crescita delle attività di transhipment (+13,3%). Tutte le principali alleanze mondiali del trasporto container hanno confermato la presenza dei porti italiani nelle rispettive reti di servizio, rafforzandone il ruolo nei traffici internazionali.
L'Italia si conferma leader europeo nello Short Sea Shipping con 304 milioni di tonnellate movimentate e una quota di mercato pari al 15,6%.
I principali partner marittimi del Paese restano prevalentemente mediterranei (Turchia e Spagna ai primi due posti per movimentazione di merci), a conferma della crescente importanza dei traffici regionali e della centralità del Mediterraneo per il sistema logistico nazionale.
Le nuove sfide
La geografia dei porti italiani coincide sempre più con quella delle principali aree di crisi globali, secondo il report. In particolare, gli scali dell'Adriatico e del Nord-Est risultano maggiormente esposti agli sviluppi nell'area del Mar Nero, che influenzano gli scambi di cereali, prodotti siderurgici, energia e materie prime.
Inoltre, i porti maggiormente integrati nei traffici transatlantici e nelle catene del valore manifatturiere risentono più direttamente degli effetti delle politiche commerciali statunitensi e delle tensioni internazionali. Anche le nuove normative ambientali europee, tra cui ETS e FuelEU Maritime, avranno un impatto crescente sul sistema portuale e armatoriale, interessando in particolare i traffici di cabotaggio e lo short sea shipping.
L'intermodalità ferro-mare continua a rappresentare una delle principali leve di competitività del sistema logistico italiano e una delle sfide più rilevanti per migliorare l'integrazione tra porti, reti ferroviarie e mercati europei. Per sostenere il trasferimento delle merci verso modalità di trasporto più sostenibili ed efficienti, sono stati rafforzati gli incentivi all'intermodalità per il periodo 2023-2028, con una dotazione di circa 130 milioni di euro per il Sea Modal Shift e di circa 122 milioni di euro per il Ferrobonus. Parallelamente, il sistema portuale italiano può contare su oltre 13 miliardi di euro di investimenti programmati, destinati a migliorare l'accessibilità marittima, potenziare i collegamenti dell'ultimo miglio, accelerare la digitalizzazione degli scali e rafforzarne la resilienza climatica.