(Teleborsa) - La business combination di Newcleo con una SPAC americana "intendeva essenzialmente a raggiungere due obiettivi: raccogliere capitale per finanziarne finalizzazione e sviluppo di tecnologie e offrire ai vecchi azionisti una prospettiva di liquidabilità del loro investimento. Newcleo li ha raggiunti entrambi, ma in misura diversa da quella suggerita da alcuni titoli di stampa che hanno accompagnato l'operazione". Lo afferma Simone Strocchi, presidente di Electa Ventures e uno dei massimi esperti in Italia di SPAC.
"La società ha raccolto 247 milioni di dollari lordi: 216 milioni attraverso il PIPE e soltanto 31 milioni rimasti nel trust della SPAC, dal quale è uscita circa l'85% della cassa per esercizio di recessi (azionisti che hanno abbandonato) - spiega - Considerando i costi dell'operazione, stimati in circa 51 milioni di dollari, la nuova finanza netta apportata a Newcleo può essere stimata in circa 196 milioni. Ci potrebbero essere altri 75 milioni potenzialmente disponibili attraverso il forward purchase agreement: risorse che potranno arrivare, ma che non sono comprese nella raccolta già acquisita e che quindi non considero nel calcolo".
Secondo Strocchi, "è una raccolta rilevante, ma non una panacea per una società deep tech che nel 2025 ha assorbito 119,7 milioni di euro di cassa operativa e i cui piani contemplano necessità di sostenere ancora capex molti significativi. Il risultato finanziario della business combination non sono quindi i 429 milioni inizialmente annunciati come raccolta massima potenziale, ma meno di 200 milioni netti sulla base dei costi oggi stimati".
Il secondo risultato riguarda gli azionisti storici, sostiene l'esperto: "Al prezzo convenzionale di 10 dollari per azione, utilizzato per il PIPE, la capitalizzazione pro forma di Newcleo sarebbe di circa 2,7 miliardi di dollari. Agli azionisti presenti prima della business combination, titolari di circa il 90% del capitale post-operazione, sarebbe attribuibile un valore teorico vicino a 2,4 miliardi. L'ultima quotazione della SPAC prima del passaggio al nuovo titolo è stata però di circa 8,64 dollari. Applicando questo prezzo alle circa 273 milioni di azioni post-closing, la capitalizzazione implicita di Newcleo scende a circa 2,35 miliardi di dollari. Il valore teoricamente attribuibile agli azionisti storici è quindi di circa 2,1 miliardi di dollari, approssimativamente 1,8 miliardi di euro".
"Non significa che i soci debbano o possano oggi liquidare quella cifra - puntualizza - Le loro azioni sono soggette a lock-up e il valore effettivamente realizzabile dipenderà dal prezzo di mercato del titolo. La quotazione non consente ai vecchi soci di uscire immediatamente, ma dà loro qualcosa che prima non avevano: un'opzione futura di liquidità e un prezzo di mercato verificabile ogni giorno. Nel complesso quella di Newcleo è una operazione che ha molto senso: ha raccolto poco meno di 200 milioni netti ed è approdata sul mercato finanziario più adatto a sostenere imprese deep-tech ad alta intensità di capitale. Raccontarla correttamente significa distinguere la valutazione dalla effettiva iniezione di cassa, il valore teorico da quello liquidabile e la possibilità futura di uscita da un'uscita già realizzata".
"La SPAC ha aperto le porte del Nasdaq a Newcleo. Non garantisce né determina, però, ciò che troverà oltre - continua Strocchi - I costi di accesso alla liquidità effettivamente rese disponibile sono stati molto consistenti ma questo, lasciatemelo dire da "spacchista evoluto" italiano, non mi stupisce perché in America la finanza è più greedy. In Italia, con i nostri prebook (formule evolute di SPAC) siamo infinitamente più morbidi, anche se, per onestà intellettuale, non avremo mai potuto sostenere l'accesso e lo sviluppo sul mercato domestico di una società deep tech come Newcleo la cui crescita è affamata di investimenti. Quindi mi inchino e applaudo a Buono e al suo team, certo che riuscirà a raccogliere al di là dell'oceano capitali per sviluppare fonti di energia alternativa nel continente europeo. E continuo a sognare un mercato europeo unico dove anche le grandi sfide necessarie per non dipendere sempre da altri possano trovare sostegno finanziario".
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Manca ancora un mercato europeo per le deep tech
22 settembre 2026 - 16.19