(Teleborsa) - La domanda di oro da parte delle banche centrali resta sostenuta. Secondo le stime di Goldman Sachs, ad agosto gli istituti centrali hanno acquistato 79 tonnellate di metallo prezioso, un valore ben superiore alla media di 17 tonnellate mensili registrata prima del 2022. Su base trimestrale e destagionalizzata, gli acquisti viaggiano al ritmo di 85 tonnellate al mese. La Cina si conferma il principale acquirente identificabile, con 25 tonnellate nel mese.

Per gli analisti della banca d'affari statunitense, la domanda delle banche centrali continua a rappresentare un sostegno strutturale per l'oro. Gli istituti dei Paesi emergenti, e in particolare la Cina, restano sottopesati sul metallo rispetto a quelle che potrebbero essere allocazioni plausibili nel lungo periodo, mentre le ragioni che spingono a diversificare le riserve rispetto alle valute dei Paesi del G7, a partire dai rischi geopolitici e finanziari, sembrano destinate a restare.

L'interesse per l'oro e per la sicurezza delle riserve, osserva Goldman Sachs, si sta inoltre allargando oltre i Paesi emergenti. Le banche centrali delle economie avanzate sono rimaste finora ai margini dell'ondata di acquisti iniziata nel 2022, anche perché detengono già, per ragioni storiche, consistenti riserve auree.

Il dibattito, però, si sta spostando dalla scelta se possedere oro a quella su dove custodirlo, segnale di preoccupazioni più ampie sulla sicurezza delle riserve e sulla fiducia tra Paesi. In linea con questa tendenza, ad agosto le riserve d'oro delle banche centrali estere depositate presso la Federal Reserve di New York sono diminuite di 40 tonnellate, mentre quelle custodite dalla Bank of England sono aumentate di 46 tonnellate.

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