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Domenica 4 Dicembre 2016, ore 15.23
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La fiducia si comunica, non si trasmette



L'esercizio della comunicazione, quella vera, quella che arriva alle masse è roba per pochi eletti e ci si scanna per uno straccio di piattaforma che sia in grado di arrivare alle teste della gente con l'intento di manipolarle.
Sembra l'esercizio quotidiano, il compitino da svolgere; confezionare, organizzare, proporre e, infine, infondere l'antidoto alla sfiducia, alla sana e consapevole presa di coscienza che qualcosa non funziona, per vivere in perenne stato adrenalinico e rimandare la discussione dei problemi in un prossimo futuro.

Ebbene sì, la fiducia è un piatto da servire freddo e far ingoiare a tutti i costi, perché non ci si può permettere il lusso di fermare la macchina che dovrebbe tirarci fuori dalle secche della crisi economica e non solo. Consumare, spendere, esagerare. Ma la fiducia non dovrebbe essere qualcosa da guadagnare? Non si dovrebbe conquistare con fatti concreti, la fiducia sulla quale e con la quale innestare un corretto e sano rapporto di relazioni e del vivere civile? E invece no! Viene surrogata, tanto vale lo stesso.

La fiducia solitamente viene surrogata in presenza di una asimmetria informativa che pone, per i più svariati motivi, un soggetto in condizioni di debolezza cognitiva; sia nel rapporto Stato - Cittadino, sia in rapporti di carattere privato, quindi vale il concetto... "vai tranquillo, che va tutto bene" e al solo pronunciarlo ci si dovrebbe acquietare, anche in prossimità di serie preoccupazioni.
Una volta si diceva "stai tranquillo", ma non è la stessa cosa. Dire "stai tranquillo" poteva sembrare più rassicurante anche se "soporifero" di fronte alle questioni preoccupanti. Il "vai tranquillo" di oggi significa ben altro; è un modo di scaricare delle responsabilità generando, nella percezione altrui, un labile ottimismo ed è in questo che consiste l'esercizio quotidiano dei "mass media", perché il "vai tranquillo" paga e anche molto. Si rabbonisce il parco buoi e si evitano altri problemi.

Oggi i nostri governanti discutono quotidianamente di evasione fiscale come la risoluzione di tutti i problemi di bilancio. Sarà anche vero, ma anche in questo caso la repressione, per chi la pratica impunemente alla faccia di chi le tasse paga davvero, si annuncia sempre rigorosa e scintillante; multe a palate e conseguente risanamento del deficit statale. Ma poi gli stessi, che dovremmo vedere inceneriti dalla spada dell'Arcangelo Gabriele, ce li ritroviamo davanti e continuano ad andare in vacanza alle Mauritius, più di prima e si muovono agevolmente tra condoni, prescrizioni e indulti ripetuti.

Riprendo un passo del libro "Vai tranquillo" di Luca Goldoni che, oltreché bravo ed esperto giornalista, è attento osservatore della cose di costume... "Se un Paese sgovernato, improvvisato, derogato, amnistiato e pentito sopravvive confortevolmente e batte l'Inghilterra nella graduatoria dell'opulenza mondiale, è perché va tranquillo. La formula funziona. E' una filosofia, un motto, un inno nazionale. Anche un'epigrafe? Ma no: vai tranquillo sull'ali dorate..."

E come si sostiene tutto questo labile ottimismo? Ma organizzando un sistema capillare di comunicazione essenziale alla sua diffusione. Che arrivi a tutti e permanga in stato di leggerezza dell'essere. E allora scordiamoci le difficoltà, allontaniamoci dalla realtà e rimoduliamo i sensori della percezione. La fiducia è tra noi... l'ha detto la televisione.

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