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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 17.38
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Così è se vi appare, ovvero il trionfo delle ecoballe



Ma il cittadino italiano ha diritto a ricevere un'informazione economica corretta e possibilmente completa?

Domanda all'apparenza banale e dalla risposta scontata, ma se non si è affetti da cronica balbuzie intellettuale si deve prendere atto che questo elementare diritto è spesso negato o molto limitato.
Non c'è bisogno di scomodare Karl Popper per comprendere il potere del mezzo televisivo nel confezionare le notizie e indirizzare di conseguenza l'opinione delle persone. In un paese come il nostro poi, dove la spesa per l'acquisto di libri e quotidiani è da sempre a livelli molto bassi e l'accesso o l'utilizzo dei media on line esclude tuttora una grossa fascia della popolazione, la forza condizionante della televisione gioca un ruolo decisivo, quasi monopolistico, nell'iter di formazione della conoscenza. Ebbene, a parte alcune lodevoli eccezioni, la "disinformazia" (o la non "informazia") regna sovrana.

Fino a qualche settimana fa la notizia ricorrente e martellante nei notiziari economici era che l'Italia, al pari degli altri paesi era stata sì colpita dalla crisi nel 2008-2009, ma ne era uscita meglio e prima degli altri e gli andamenti dei macro-aggregati del corrente anno stavano confermando questa splendida realtà.
Anche la caduta a consuntivo finale del PIL nel 2009, di poco inferiore al 6%, era da attribuirsi agli inevitabili colpi di coda della crisi ma un luminoso avvenire ci attendeva.

Ebbene, i dati di questi primi sei mesi, che smentiscono in modo quasi clamoroso i vati dell'ottimismo ad oltranza, sono passati quasi sotto silenzio e nulla si dice sui nuovi scenari che si aprono da qui a fine anno. Non ci affianchiamo alle Cassandre in servizio permanente effettivo, ma i dati stanno lì per essere letti e, possibilmente, commentati con onestà.

La nostra crescita, nel secondo trimestre 2010, è buona ultima fra tutti i paesi occidentali, con un miserrimo 0,4%, contro un 2,2% della Germania ed un 1% dell'intera area UE.
Tutte le previsioni concordano nell'affermare che sarà già un successo arrivare a fine anno ad uno striminzito + 1%, ma di tutto ciò non vi è traccia in quasi tutta la nostra televisione, la quale invece continua a suonare la grancassa sulla immutata propensione e capacità di risparmio delle famiglie le quali, crisi o non crisi, questa virtù continueranno ad alimentarla.
Sottinteso: in altri paesi la situazione è tale che si è costretti ad indebitarsi per tirare avanti mentre da noi il problema non esiste. Una meritoria analisi della CGIA di Mestre di questi giorni, rimasta peraltro quasi sconosciuta al normale utente televisivo, fa piazza pulita di questa parodia di verità e certifica che a fine 2009 il debito medio delle famiglie italiane è cresciuto in modo consistente fino ad arrivare a sfiorare i 16.000 Euro, soprattutto nelle maggiori città del centro-nord, che una famiglia su 5 rinuncia addirittura a spese primarie quali quelle relative alle cure mediche per mancanza di reddito, che non pochi italiani sono andati in ferie indebitandosi.

Argomento tasse. Il "noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani" è diventato il mantra preferito di qualche politico a corto di argomenti e non proprio in buonafede, con puntuali e ripetuti passaggi giornalieri sulla quasi totalità dei canali televisivi.
Come stanno le cose? Nel 2009 ogni cittadino italiano ha pagato 7.359 € fra tasse imposte e tributi vari, contro i 6.919 di un tedesco ed i 7.438 di un francese; di contro ha ricevuto dallo Stato (il famoso welfare) sotto forma di contribuzione ai servizi sociali 8.023 €, rispetto ai 9.171 € dei tedeschi e addirittura ai 10.776 € dei francesi. Inoltre, la pressione fiscale (il rapporto fra carico fiscale totale e reddito) è aumentata più da noi che negli altri paesi.
Conclusione, continuiamo a pagare come e più degli altri, con tendenza all'aumento, ma come contropartita riceviamo servizi in quantità minore e/o di qualità peggiore. Anche su questo il muro del silenzio televisivo è invalicabile.

Ora, che in questa strategia omissiva ci sia del metodo pare fuor di dubbio. Rimanda per singolare omonimia alla vicenda dei rifiuti in Campania: sono scomparsi dalle città (perlomeno lì, mentre nel palermitano la questione è ancora sul "tappeto") salvo diventare l'ospite più ingombrante e non gradito del territorio circostante, una sorta di monumento mobile che cresce ogni giorno di più. In entrambi i casi un trionfo di ecoballe, dagli agglomerati di rifiuti che resteranno tali per anni a venire, alle omissioni o bugie sui fondamentali dell' economia.

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