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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 04.53
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Dieci anni in dieci secondi



20 miliardi di euro per rifare l’asfalto cibernetico. 20 miliardi di euro per rifare le autostrade di 3° generazione. 20 miliardi di euro per connetterci e correre per le verdi praterie dell’universo mondo. 20 miliardi di euro. Sono tanti? Dipende. Se pensiamo che le auto ministeriali, le meglio conosciute autoblù, costano 4 miliardi di euro all’anno e per di più inquinano, potremmo anche dire di no. Ma se poi li compariamo con quanto costano alla collettività, ogni anno, i disastri naturali che puntualmente intervengono dopo le prime piogge d’autunno e con quello che, per questo, stanzia lo Stato, potremmo dire che sono tantissimi. Una briciola, comunque, rispetto al fatturato delle mafie che, tra tutte, supera largamente i 200 miliardi di euro l’anno.

Altro che PIL. E’ questione di priorità e di come i governanti collocano la ricostruzione, da zero, del sistema generale delle comunicazioni, ancora oggi strutturato grandemente sulle vecchie tecnologie del doppino di rame. Roba antiquata, ma su cui si concentrano ancora le lotte intestine, stile medievale, tra tutti gli attori in campo. Quello delle telecomunicazioni, in Italia, è uno dei tanti settori in cui non si è mai deciso nulla d’importante, in pieno stile Gattopardo. Per paura? No. Non fare nulla adesso ci espone al pericolo di essere travolti dal nuovo che avanza senza nemmeno averci provato. Ultimi fra gli ultimi. Signore e signori, lettrici e lettori... ma non l’avete ancora capito?
Stiamo parlando della cosiddetta banda larga. Cioè quell’infrastruttura tecnologica che permette a miliardi di bit informativi di viaggiare da una parte all’altra del mondo alla massima velocità possibile.
Stiamo parlando di Internet, uno strumento che dovrebbe essere usato per diritto costituzionale, come rileva Stefano Rodotà. Ma Internet, per liberare tutta la sua “libertà” ha bisogno di uno svecchiamento delle attuali infrastrutture. Vecchie, obsolete.

A differenza di molti altri Paesi, l’Italia arranca. I numeri parlano chiaro, gli italiani che oggi accedono alla rete di vecchia concezione, cioè a velocità inferiori ai 2Mbps, sono poco meno di otto milioni, un terzo dei quali sono senza connessione, cioè si connettono alla rete dal luogo di lavoro. Se consideriamo poi che l’ADSL più accessibile viaggia tra i 5 e 7 Mbps, salta agli occhi il fatto che moltissimi utenti accedono a Internet tramite il vecchio Modem a 54Kbps. Roba da matti.

E’ almeno un quarto di secolo che si parla di fibra ottica e in fibra ottica sono state approntate solo le dorsali lungo le direttrici nazionali. Le opere incomplete non riguardano solo le strade che finiscono contro una montagna o un ponte costruito sopra al nulla; si adegua, a quest’approssimazione costruttiva, anche la più complicata tecnologia e così se abbiamo messo a posto le autostrade della fibra ottica, mancano le “tangenziali” per arrivare fino alle nostre case; il cosiddetto cablaggio. E va a finire che il traffico dati, cioè internet, viaggia su cavi in rame vetusti e inadeguati, messi in posa 30/40 anni fa e in grado di supportare solo il traffico voce.

Capito? Ecco, questa è la situazione odierna. E per ciò abbiamo anche un ministro per l’innovazione tecnologica. Tutto è lasciato al libero mercato; il Paese “concede” e i privati ci mettono i soldi; e siccome di soldi ce ne mettono tanti, è anche giusto e comprensibile che curino il proprio tornaconto economico. Arriviamo alla nota dolente e cioè che... non ci sono più i soldi. Il debito globale delle società del settore operanti in Italia (le maggiori sono 4) è di oltre 20 volte quello della vecchia Alitalia, per cui il livello per investimenti e ricerca nel campo delle tecnologie è sempre più risicato e per questo le società di comunicazione tendono a massimizzare le risorse tecnologiche già in uso, senza implementare a dovere le strutture esistenti.

Non c’è coesione di progetto tra i big e nemmeno l’assenso coerente dello Stato a favore di un’architettura piuttosto che di un’altra. Ecco un altro nodo delle discordia che ingessa da anni tutto il sistema. Telecom Italia, proprietaria degli ultimi km di cablaggio in rame, avanza un suo progetto che differisce sostanzialmente da quello degli altri operatori, più adeguato, in prospettiva all’innovazione. Pochi se ne sono accorti, ma la rimappatura dell’economia mondiale parte proprio da qui; c’è chi ha scelto verso quale futuro andare, come le economie asiatiche più evolute; la Corea del Sud viaggia otto volte più veloce del resto del mondo e c’è chi viaggia, come l’Italia a dorso di somaro. L’interconnessione tra pensiero e azione viaggia sulla banda larga e quando questa sarà pienamente disponibile, sarà irrinunciabile, come è irrinunciabile una boccata di aria pura.

Svegliamoci, al CERN di Ginevra hanno fissato per qualche decimo di secondo l’antimateria e noi siamo ancora qui a pettinar le bambole.


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