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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 22.33
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Da qui all'eternità



Due specifici episodi intervenuti negli ultimi mesi, se associati al contestuale andamento dei mercati finanziari, hanno acceso una luce e permesso analisi più attente in prospettiva di lungo periodo.

Il primo è la decisione da parte della FED, peraltro legittimata prima delle votazioni di medio termine in America che hanno ridefinito la geografia decisionale in USA, di procedere ad acquisti di Bonds per ulteriori 600 miliardi di dollari fino a giugno 2011.

Il secondo fatto è la mai sopita idea di riformare il sistema monetario internazionale per la perdita di potere contrattuale del Dollaro e per l'avanzata oltremisura rispetto al resto del mondo delle economie cosiddette "emergenti", quella del lontano sud-est asiatico (Cina in testa) e Brasiliana.

E' evidente che così com'è l'assetto del sistema monetario internazionale scricchiola e resta troppo sbilanciato verso gli Stati Uniti, la cui economia non è più trainante come i decenni passati. Lo scontento degli Stati che invece esprimono economie virtuose, pretendono a ragione che vada tutto rivisto in seno al consesso più titolato a discuterne e cioè il G8. Difficile che questa "patata bollente" verrà discussa in qualche G20, anche perché più raccolto è il consesso e meno saranno gli attriti generati da opposti interessi e radicali dissensi, che sicuramente si incontreranno.

Le dichiarazioni comuni di pace economica servono a poco. Gli atti pratici, oggi, dimostrano il contrario. Ma vediamo come potranno impattare i suddetti episodi sull'economia mondiale e, in rapporto causa-effetto, come andrà a ridefinirsi il potere economico globale. Una prima implicazione è che la Cina ha drasticamente ridotto gli investimenti diretti in Bonds americani, anche perché utilizza il surplus commerciale per costituire le scorte di materie prime, ma anche perché partecipa massicciamente alla stabilizzazione dei debiti sovrani europei, non espressi in dollari, oltreché all'acquisto di partecipazioni in società esterne agli USA. Nello stesso tempo il Paese del Dragone ha raddoppiato le riserve auree, con la convinzione che qualsivoglia decisione in merito verrà presa, passerà attraverso una non meglio ancora definita forma di Gold Standard, cioè una logica di convertibilità in ORO di una valuta ibrida, partecipata da un paniere di valute.

Non più dollaro e basta, quindi. Questa potrebbe essere una prima spiegazione dell'inaspettato rafforzamento dell'Euro negli ultimi mesi. Il meccanismo del Deficit Spending, cioè la spesa Americana finanziata dal resto del mondo, si è inceppato e rischia di collassare sotto il suo stesso peso. Il resto del mondo lo ha capito e si mette di traverso sulla strada del rilancio economico USA, non essendo più disposto ad accettare che la FED continui a stampare Verdoni in maniera a dir poco disinvolta.

Ma i primi a capire lo stato di cronica debolezza e la perdita di potere contrattuale del Dollaro sono gli stessi americani, per cui non deve passare inosservata la richiesta da parte di Geithner, al Congresso USA, di un aumento del tetto sul debito statale, attualmente attestato a 14000 mld di Dollari, stoppata da Obama che al discorso sullo Stato dell'Unione si affretta a dire che per la ripresa degli Stati Uniti è di vitale importanza il rientro della voce debitoria.

Il prezzo dell'ORO, che gli Stati Uniti nel 1971 rifiutarono di raddoppiare da 35 a 70 dollari per oncia, oggi fa sorridere, essendo da allora aumentato a dismisura e con potenziale ulteriore rivalutazione, da oggi in avanti, che le grandi banche d'affari collocano a 1700 dollari per oncia.

L'impressione che si ricava è che il privilegio monetario degli Stati Uniti è terminato e il tempo delle vacche magre sarà molto lungo.

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