Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Martedì 27 Settembre 2016, ore 07.33
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda



Di Re ce n'era uno solo, Re Artù. Di quanti fossero i cavalieri non è dato saperlo. Le leggende dei personaggi Arturiani arrivano a contarne fino a 50 seduti intorno alla mitica tavola, intenti a promettersi aiuto e condivisione.

Quanto c'è di leggenda e quanto è reale? Lo sfondo cavalleresco è leggendario, senza tempo e incline a fornire un'immagine onirica di un contesto che invece, leggendo quel periodo storico, era attraversato da contese e confronti durissimi. Uno strumentale scollamento tra percezione e realtà che caratterizza anche i tempi moderni.

1600 anni dopo Re Artù la sostanza non è cambiata. Il simbolismo della Tavola Rotonda, con annessi e connessi, potrebbe essere benissimo adattato all'Unione Europea, che via via ha allargato il numero dei componenti in nome di una maggiore partecipazione e condivisione alla causa comune, fondata esclusivamente sulla moneta. Solo la moneta regge l'Europa. Non uno straccio di uniformità fiscale e monetaria, non uno straccio di uniformità normativa e legislativa e una mandria di timonieri che non sanno governare il vento. Tutti che si affannano a navigare, chi di bolina e chi di poppa, facendo a gara a chi ha lo spinnaker più grosso. Niente concertazione, nessun accordo e tanti attriti con la causa comune schiacciata dai più ridicoli tornaconto.

L'Europa non è dotata di una comune istituzione per la gestione delle risorse fiscali, necessarie per stabilizzare il sistema nel suo insieme. Tali entità esistono solo a livello nazionale. In sintesi, l'Europa deve affrontare un sistematico problema di azione collettiva, uniforme e condivisa, che resta quasi sempre una bellissima intenzione.

Pochissimi gli sforzi comuni profusi per puntellare efficacemente il sistema finanziario, mettendolo nelle condizioni di assorbire crisi di portata significativa. L'unico tentativo, peraltro limitato negli effetti e comunque contingente, è stato quello di consentire la pubblicazione degli stress test eseguiti su oltre 90 grosse banche dell'Unione, lavoro che qualsiasi organismo di controllo nazionale avrebbe potuto attuare.

E in quanto a mancanza di un organismo sovranazionale, si è visto negli effetti di questi stress-test, laddove talune banche certificate in buona salute, erano praticamente alla frutta. Il dollaro sarà pure in crisi, sarà pure in stato di emergenza, ma veicola gli intenti comuni di una nazione; l'Euro non veicola alcunché. Non ha un imprinting aggregante di cuori e cervelli e coagula solo mere intenzioni. Perché alla fine prevale sempre l'interesse del singolo Stato. Chi ha problemi bancari da risolvere, come la Germania, sottolinea che la crisi è determinata dall'alto debito accumulato; chi invece come l'Italia ha un debito pubblico oramai ingestibile, sottolinea la qualità del proprio sistema bancario.

Sarebbe bello, oltreché utile, conoscere quanto si dicono e quanto mal si sopportano i governanti dei singoli paesi, quando si riuniscono intorno alla tavola rotonda, alla faccia di Re Artù e i suoi cavalieri. Ci dicono che va tutto bene ed è tutto sotto controllo. Ci hanno condannato all'ottimismo a tutti i costi, a spese di un più sano realismo. Speriamo bene.

Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.