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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 20.50
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La corsa ad ostacoli verso la BCE

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.


Pur non volendo addentrarsi nell'ambito delle vicende giudiziarie del Premier che più che volentieri lasciamo alle determinazioni delle tre Giudici in trepidante attesa, esiste, tuttavia, in prospettiva, una occasione di portata epocale che, se non dovesse andare in porto anche lontanamente per colpa degli accadimenti a tutti noti, renderebbe veramente imperdonabili gli "eccessi di Arcore." Mi riferisco alla candidatura di Mario Draghi alla presidenza della BCE.

Ora risulta del tutto evidente che la scelta del Presidente della Banca Centrale Europea dovrebbe volare ben più alta rispetto alle nipoti di Moubarak, alle capacità politiche della Minetti ed ai riti segreti di Arcore, tuttavia non si può trascurare che questi tristi fatti, formalmente di natura privata, ma sicuramente forieri di conseguenze pubbliche, andandosi a collocare in un momento particolarissimo per l'Europa, potrebbero venire amplificati ad arte ed essere utilizzati per finalità specifiche. Infatti, tornando a Draghi, è pressoché unanimemente riconosciuto che la sua candidatura sia attualmente la migliore possibile in termini di serietà, curriculum ed esperienza anche in considerazione dell'eccellente lavoro fin qui fatto come presidente del Financial Stability Board nel tentativo di limitare il rischio di ulteriori choc finanziari di natura sistemica.

Tuttavia questo dato di fatto, nell'attuale momento, potrebbe anche non bastare in quanto risulta evidente come la nomina del presidente della BCE stia rapidamente scivolando dal piano tecnico a quello squisitamente politico, come questa scelta sia sempre più risucchiata all'interno della disputa tra "modello teutonico" e "modello mediterraneo", tra le esigenze elettorali della Merkel ed il bisogno di "Auditel" di Sarkozy da una parte e la lotta per la sopravvivenza dei Paesi più deboli dell'Area dall'altra.

Ora, in questo contesto, risulta assai difficile pensare che una Merkel di recente sconfitta ad Amburgo ed in Sassonia, minacciata da altre 5 sfide elettorali regionali previste per il 2011, una Merkel assediata da una coalizione di Governo sempre più contraria ad ulteriori interventi a sostegno ai Paesi europei non virtuosi, intenda presentarsi ai suoi elettori esibendo in contemporanea, da una parte, scarsi risultati sul fronte del nuovo assetto dell'Euro e, dall'altra, il sostegno ad un presidente di emanazione "mediterranea".

E poiché non è affatto scontato che la nuova visione dirigistica tedesca riesca a prevalere sulla impostazione decisamente più "comunitaria" di gran parte degli altri Paesi in maniera talmente netta da poter essere sbandierata in patria come un vero "finis Romae" (in senso ampio), la posizione di Draghi, parallelamente, potrebbe risultare indebolita e necessitare, quindi, di tutto il "peso" del Governo italiano e soprattutto di tutta l'autorevolezza di un Presidente del Consiglio al fine di attrarre consensi e stringere accordi attorno alla candidatura italiana.

Purtroppo, l'immediato futuro non sembra affatto intenzionato ad agevolare questa opera diplomatica in quanto, mentre le elezioni alla BCE sono fissate per Novembre, verosimilmente da Aprile in avanti si scatenerà in Italia, in una devastante lotta contro il tempo, il contemporaneo tentativo dei Giudici di giudicare Berlusconi e di Berlusconi di "rivedere" pressoché tutti i meccanismi della nostra Giustizia. Il vero problema è che, a prescindere da chi possa risultare vincitore, quasi inevitabilmente emergeranno nuovi fatti, nuove accuse, nuovi attriti istituzionali che verranno comunque posti sotto un fortissimo faro mediatico in Italia ed all'estero fornendo così un insperato arsenale di munizioni ai nostri detrattori; in quest'ottica anche il fatto stesso che i processi possano essere rinviati o non aver luogo verrebbe a costituire una magnifica arma in mano a questi ultimi.

In questo scenario, se esigenze politico-elettorali lo imporranno, tutti i fatti di cui ci occupiamo quotidianamente, da Arcore al presunto mercimonio nelle Camere, dalle amicizie internazionali indifendibili, ai sospetti dell'esistenza di interessi privati nella gestione della "res publica", verranno puntualmente utilizzati da tutti i soggetti costretti ad indebolire la candidatura Draghi per fini interni.

Da questo punto di vista non è probabilmente un caso che stia prendendo forma sullo sfondo la candidatura del governatore della Banca Centrale olandese Wellink che ha dalla sua parte una grande esperienza, un buon curriculum, un assoluto allineamento all'impostazione teutonica e, soprattutto, il merito di far parte di una nazione socia dell'esclusivo club della" tripla A ".

A sfavore "solo" il fatto di non essere nemmeno paragonabile per standing a Mario Draghi. E allora se anche lontanamente "gli eccessi di Arcore" ed alcune posizioni del Governo risultassero colpevoli di aver fatto perdere all'Italia l'occasione storica di entrare nella cabina di regia del "nuovo Euro" esprimendo, contemporaneamente, il presidente della BCE ed il presidente della nuova Agenzia E.B.A. che vigilerà sul sistema bancario europeo (il già insediato Andrea Enria), questo si che sarebbe un delitto davvero imperdonabile.
 
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