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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 10.45
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Il Medio Oriente: un impegno annotato in agenda qualche decennio fa



Tutti i cicli hanno un impulso più o meno violento, necessario a vincere l'inerzia di una stasi precedente dopodichè, nel pieno rispetto del secondo principio della dinamica, il ciclo mantiene una sua costanza in quanto a velocità di sviluppo. Anche la geopolitica ha un suo ciclo ed una sua peculiare velocità di realizzazione, pienamente riscontrabile negli eventi più recenti concentrati tutti in Nordafrica; l'importante è individuare il momento in cui si produce lo sforzo maggiore per il suo innesco, poi si viaggia con un "filo di gas". Ebbene la sequenza degli eventi in Tunisia, Algeria, Egitto, Libia, Yemen, Barhain e Siria è oramai definita e si può essere certi che con un "filo di gas" si arriverà al limite di coinvolgere nell'entropica zona mediorientale, prima l'Iran e poi l'Arabia Saudita.

Il Nord del mondo, per certi versi, farebbe bingo perchè l'impegno annotato in agenda qualche decennio fa, cioè quello di disintegrare l'intera area per impadronirsi del 60% delle riserve mondiali di petrolio e gas, oleodotto compresi, si concretizzerebbe; per altri versi, invece, si troverebbe a fronteggiare un vuoto di potere con pericolosi rischi di derive integraliste.

L'economista canadese di Global Research, Michel Chossudovsy, stima che i paesi musulmani tra cui Arabia Saudita, Iraq, Iran, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Yemen, Libia, Egitto, Nigeria, Algeria, Kazakhstan, Azerbaijan, Malaysia, Indonesia, Brunei, possiedono intorno al 70% delle riserve petrolifere totali. L'intento è quello di ridisegnare la mappa dell'Africa prima e del Medioriente poi, in funzione di una sempre più stretta dipendenza dal petrolio del Nord del Mondo e tutto con il consenso dell'opinione pubblica, perchè avere una "giusta causa" come afferma Chossudovsky, è cruciale per dichiarare una guerra basata su basi morali, etiche o religiose.

Così come le Crociate del primo millennio, così la Crociata per il dominio delle fonti di energia in Africa, Medioriente e Asia Centrale è tesa alla demonizzazione e alla crudelizzazione del nemico musulmano. Una battaglia che si gioca sul lessico adottato: libero mercato e democrazia occidentale contro terrorismo islamico. L'assorbimento mediatico e ripetitivo assuefà le menti e giustifica l'azione militare creando, sempre come sottolinea Chossudovsky, un'agenda umanitaria. La demonizzazione è strumentale all'obiettivo finale, mettere le mani su quantità di petrolio e gas tali, dove il 4% di riserve dei maggiori produttori occidentali stride con quelle della sola Persia, pari a 15 volte le riserve degli Stati Uniti che a livello mondiale sfiorano a malapena il 2%.

L'obiettivo finale, in agenda da decenni, per cui si mettono in campo gli eserciti e si propaganda la guerra come un intervento umanitario, richiedendo per altro il consenso dell'opinione pubblica, è quello di trasformare in modo coercitivo degli Stati, la cui sovranità è universalmente riconosciuta come legittima, in territori da saccheggiare in nome del libero mercato.

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