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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 10.56
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Il tempo delle scelte, audaci ed esclusive



E' arcinoto, perché evidente, che in sede europea c'è chi rema alacremente contro la nascita di un'omogenea struttura federale. L'asse franco-tedesca, pur perdendo per strada la componente russa, procede indisturbata senza sbandamenti verso una bozza di riforma, perché ciò è nei fatti, di politica culturale e di difesa, con il rischio di creare un'Europa a due velocità.

Non è un caso che la Francia si sia opposta al progetto di costituzione europea e che la stessa Francia sostenga da sempre l'idea che solo Francia e Germania debbano essere preservate a tutti i costi come esca per la crisi, dentro la quale l'Europa si è cacciata.

Ma l'idea di uno zoccolo duro franco-tedesco è questione che risale al 1994, per l'avvicendarsi ideologico di politologi francesi che, influenzando l'opinione pubblica, dichiaravano che la miglior risposta ad un serio rischio di scioglimento dell'Unione Europea, sarebbe stata una federazione franco-tedesca.

Successivamente si è andati oltre, quando il francese Pascal Lamy, attuale direttore generale del WTO, lasciava intendere chiaramente il suo appoggio all'idea di un'unione virtuale tra i due paesi, che comportasse soprattutto delle interazioni a livello di bilancio e fiscali, la creazione di un esercito comune, la fusione delle rappresentanze francesi e tedesche all'estero, la divisione del seggio detenuto oggi dalla Francia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU e anche la creazione, a Strasburgo, di un Congresso composto da membri dei due Parlamenti, che si dedicassero principalmente ai problemi di politica estera e della difesa.

Henri de Grossouvre, fine politologo francese ha scritto: "O l'Europa esiste politicamente ed arriva ad assicurare la sua indipendenza strategica, o il suo peso politico nascente sarà diluito all'interno di un'Europa a 25 o a 30, riducendosi allora ad una vasta zona di libero scambio. L'Europa ha bisogno di un motore politico. La Spagna, la Francia, la Germania e la Russia hanno la massa critica necessaria per giocare questo ruolo, e per gettare le basi di una potenza europea in grado di partecipare sulla scena internazionale per l'equilibrio della pace".

Gli uomini avvicendatisi alla gestione del potere, sia tedesco che francese, hanno però configurato un nuovo scenario, con Sarkozy che mantiene integra la visione di una base franco-tedesca come capofila di un'aggregazione europea e la Merkel, più filo atlantista, anche se a modo suo, che pur strizzando l'occhio ai francesi privilegia ancora i rapporti con Londra e Washington. Non bisogna poi dimenticare nemmeno le origini di un'embrionale idea di Europa franco-tedesca perché è dal Medio Evo, quando le relazioni tra i due Stati decidevano la pace o la guerra in Europa, che i successori dell'impero di Carlo Magno hanno sopravanzato economicamente il resto del continente.

Ma l'impero di Carlo Magno non ha messo radici e attecchito perfettamente anche in Italia? E allora dove viene posta l'Italia nelle grazie dei franco-teutonici? Molto in fondo e ciò dipende dall'ambigua azione di politica estera posta in essere dal nostro Paese la cui difficoltà è essenzialmente rivolta alla limitata sovranità internazionale generata dalla sconfitta nel secondo conflitto mondiale, non compensata dalla potenza economica che invece caratterizza la Germania, pur avendo subito gli stessi destini bellici.

L'impero Carolingio aveva anche un'anima spirituale e religiosa che, oggi, accomuna i cattolici di tutta Europa e valorizzare quest'aspetto potrebbe significare, per il Bel Paese, l'assunzione di un ruolo diplomatico di altissimo valore, già svolto e apprezzato negli anni '80 e '90 per consentire l'avvicinamento della Russia ai Paesi Europei, mantenendo un perfetto equilibrio tra il filo atlantismo e l'apertura, lungimirante, all'ex impero comunista.

Il problema, come il solito, risiede nella qualità della classe dirigente, che dovrebbe essere più libera, capace e ostentatamente più coraggiosa e invece si rilassa nell'oblio, rischiando di mancare il tempo per fare delle scelte e rimanere nell'Europa di serie B prossima ventura.

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