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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 08.47
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Dove osano le aquile



Doveva rimanere segreta eppure è divenuta di dominio pubblico. La BCE, per mano di Trichet e Draghi, ha scritto una lettera al nostro premier e ci ha bacchettato. Ha rifilato una rasoiata alla politica economica e fiscale di Tremonti, dichiarandola meritoria nelle intenzioni, ma largamente insufficiente a far risalire la china al nostro Paese.

Siamo fuori misura in tutto e siccome la gestione del governo sembra non aver centrato gli obiettivi, la BCE ci mette del suo, esortando Berlusconi e il suo staff ad accelerare sulle strategie per il contenimento della spesa pubblica, per anticipare di almeno un anno il pareggio di bilancio ristabilendo, così, la fiducia degli investitori.

Evidentemente l'urgenza della crisi e l'incomprensibile, oltre che colpevole, inerzia del nostro governo, hanno preoccupato l'Europa fino al punto da pensare ad un intervento di questa portata. E' spiacevole costatare che, nonostante un richiamo di questo tipo, si continui a far finta di nulla, battibeccando su problemi minori, come la nomina del prossimo presidente della Banca d'Italia.

Come è indubbio che i contenuti della lettera possano essere ispiratori di strategie concrete se si vuol vedere l'Italia uscire dalla crisi nei tempi previsti, è anche vero che il nostro governo si è mosso su una linea sostanzialmente diversa e con quattro giri di valzer ha fatto letteralmente impazzire i mercati finanziari a danno di un maggior peso degli interessi sul debito.

La seconda faccia della medaglia è che la pubblicazione stessa della lettera, inviata in gran segreto dalla BCE, potrebbe essere considerata uno sgarbo verso le istituzioni del nostro Paese, fatto consapevolmente senza la volontà di coinvolgere l'opinione pubblica, ma di incendiare volontariamente il mai sopito scenario di un regolamento di conti tra la Banca d'Italia e il Ministero del Tesoro. E di questo ci sarebbe seriamente di che preoccuparsi, poiché il prossimo mese Mario Draghi siederà sullo scranno più alto di Francoforte e non si farà pregare dallo stuzzicare Tremonti, supportato sulle linee interne da Bossi, ma inviso a Berlusconi.

Ma è un altro il vero elemento di preoccupazione e cioè che la lettera firmata congiuntamente da Trichet e Draghi può benissimo essere interpretata come un vero e proprio programma di governo. Un diktat che mette l'Italia sotto lo scacco del commissariamento con la chiara percezione che, se i punti contenuti nella lettera fossero presi in considerazione e di seguito applicati, tutto cambierebbe, con buona pace delle opposizioni e della stessa componente politica di governo.

Come contropartita la BCE s'impegnerebbe a sostenere i titoli del debito pubblico italiani nelle fasi più turbolente dei mercati finanziari, con il benestare dell'asse Franco-Tedesca che pretende, magari a ragione, che un partner importante come l'Italia operi con criteri di assoluta affidabilità. Magari fosse... hai visto mai che le terre dell'oblio saranno presto abbandonate?

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