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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 22.29
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La paura dello spread, tra pessimismo e sano realismo


La storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto è oramai inflazionata. Se guardi quello mezzo vuoto sei un pessimista incallito; se invece sei tra quelli che guardano il bicchiere mezzo pieno, corri il rischio di passare per inguaribile ottimista, se mantieni la calma e se tutti intorno a te perdono la testa.

Il sano realismo è, invece, il contraltare della paura e la preparazione ad affrontarla non può essere un fatto esclusivamente tecnico. Tutti noi, prevedendo di trovarci in una situazione drammatica della nostra vita, cerchiamo di elaborare un piano di battaglia fatto di ipotesi o di cose da fare nel momento in cui la drammaticità ci soverchierà. E la drammaticità alla fine è arrivata facendoci perdere quelle poche briciole di sano realismo, utile antidoto unicamente necessario per vincere il cosidetto shock adrenalinico da stress emotivo.

La sindrome compulsiva della finanza globale ha raggiunto nuovamente picchi da ricovero, con l'effetto di spostare la percezione della paura fino al limite del fisiologicamente sopportabile e il cognitivamente definibile, perchè il mostruoso spread ha rotto gli argini e fatica a rientrare nel recinto della ragionevolezza; scorazza senza briglie graffiando la pazienza degli investitori, messi a dura prova da una pluriennale sequenza di follie finanziarie.

Di fronte al comportamento minaccioso dei mercati, che poi non sono nient'altro che la risultante di un inconscio comportamento collettivo, per dirla alla Jung, gli investitori hanno paura quanto basta per trovarsi in difficoltà a reagire. Alcuni pur percependo l'imminenza della crisi, hanno esitato, rimanendo invischiati in situazioni ormai compromesse, come i grossi investititori istituzionali; altri hanno messo in piedi strategie difensive, ma in maniera scomposta, consolidando comunque perdite; i più insicuri hanno desistito da qualsiasi operatività sposando il concetto che "stavolta è diverso".

Ma perchè succede tutto questo, come mai eccellenti atleti dei mercati finanziari, capaci di performance straordinarie nei periodi di calma relativa, hanno risposto così goffamente alle sollecitazioni negative del "mark to market", dando prova di una deludente arrendevolezza? Molto semplicemente perchè, pur allenati sul piano prettamente tecnico, non conoscevano le loro reazioni di fronte alla paura tracimante e non erano addestrati ad affrontarla. Il realismo, invece, che è la convinzione che esista una realtà indipendentemente dai nostri schemi concettuali imposti dalle circostanze, ci orienta verso la paura della paura e ci convince che il mondo non finisce qui e che lo "spread" è solo un numero che non ci fa perdere il controllo della nostra vita.

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