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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 19.25
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L'uomo in loden ed il "fattore s"

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.

A ben vedere il recente viaggio negli Stati Uniti del Presidente Monti, che in fondo ha costituito la naturale continuazione di un processo di lento ma progressivo restyling del nostro Paese iniziato con il nuovo Governo, ha assunto una valenza che va molto oltre la diplomazia o la cortesia istituzionale in quanto è andato ad impattare direttamente su una variabile fondamentale: la "percezione" dall'esterno dell'Italia.

Da questo punto di vista l'appoggio probabilmente non di facciata offerto da mister Obama al nostro premier, i commenti tutti positivi della stampa USA, l'apprezzamento di Wall Street, ma anche aspetti più particolari come la copertina del Time ed il fatto che praticamente tutti gli incontri si siano protratti oltre i tempi previsti, indicano con chiarezza come il "fattore s" ossia il sentiment nei confronti del nostro Paese stia evolvendo nella giusta direzione.

Ma ciò che davvero colpisce non è tanto il cambiamento in sé (in realtà piuttosto comprensibile), ma la velocità con cui questo cambiamento sta avvenendo.

Infatti un mutamento così rapido nella percezione di una realtà complessa (come può essere appunto l'Italia) ci conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, come nell'attuale contesto economico-finanziario, al di la dell'aspetto quantitativo (i numeri) abbia assunto ormai un peso decisivo anche l'aspetto più qualitativo dei fenomeni: da questo punto di vista il manifestarsi di fattori quali le aspettative positive dei mercati, la fiducia ispirata da un leader, la serietà nel rispetto degli impegni presi o, al contrario, la percezione di incertezza, le indecisioni politiche o l'incapacità di affrontare con decisione scelte di natura economica possono fare la differenza.
In questo contesto risultati numericamente buoni possono essere sviliti da un "fattore s" complessivamente negativo, come, al contrario miglioramenti numerici magari non eclatanti possono esser esaltati da un sentiment positivo.

Attualmente, nel caso italiano, è proprio il progressivo affermarsi di un sentiment complessivamente positivo indotto dalla nuova "era Monti" che ci sta sostenendo in questa delicata fase di transizione dal ciglio del baratro ad una situazione economicamente e finanziariamente più consolidata. Anzi, a ben vedere è proprio questo "il fattore s" che ci sta sorreggendo anche in presenza di una recessione in atto, di una esplosiva crisi greca alle porte, dei continui declassamenti delle sempre più inutili società di Rating, di un debito pubblico decisamente resistente alle cure.

Ed il Presidente Monti fa molto bene a muoversi parallelamente sul doppio binario della percezione dell'Italia e dei numeri dell'azienda Italia. Non bisogna dimenticare, infatti, che il sentiment è per sua natura contagioso: una percezione positiva legata all'accoglienza americana o al ritorno ad un ruolo europeo in compagnia di Germania e Francia è destinata, in assenza di alzate di ingegno da parte dei nostri politici, ad autoalimentarsi generando, in un ciclo virtuoso, una percezione ulteriormente positiva del nostro Paese. E di cicli virtuosi, in questo periodo, ne abbiamo tutti decisamente un gran bisogno!

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