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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 10.39
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Anche al G20 di Los Cabos i problemi della globalizzazione fanno solo da sfondo

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Due temi sullo sfondo del G20 di Los Cabos: la tenuta dell'euro, contingenza urgente di una economia mondiale apertasi alla globalizzazione e prosperata amplificando gli squilibri tra luoghi della produzione e luoghi del consumo, la tenuta sociale di questo modello di globalizzazione che vede una dinamica crecente dell'accumulo e della remunerazione del capitale a discapito del lavoro.

Le architetture tradizionali, il modo stesso con cui cerchiamo di leggere i fenomeni microeconomici, non sono più adeguate. Sia per quanto riguarda la funzione del capitale e del credito alle imprese, ed il fallimento di queste come strumento di distruzione creatrice, sia per quanto riguarda la funzione del lavoro: la stessa funzione sindacale, basata sul binomio contrattazione collettiva - diritto di sciopero è inutilizzabile. Chi sciopera, di questi tempi compirebbe un atto autolesionistico, inducendo l'imprenditore, anche lui in difficoltà, ad accelerare le decisioni di delocalizzazione e di chiusura degli impianti.

Gli strumenti monetari, attraverso forme di sostegno straordinario rappresentate dai disavanzi pubblici finanziati dalle banche centrali in Gran Bretagna e negli Usa, come pure la liquidità a lungo termine immessa dalla Bce a beneficio del sistema bancario che a sua volta dovrebbe rimetterlo in circolazione, non riescono a ricreare occupazione. Sovvengono rispettivamente solo al consumo ed alla stabilizzazione delle situazioni debitorie più critiche. Emergono gli elementi distorsivi della globalizzazione: la avvenuta deindustrializzazione in Gran Bretagna e negli Usa richiederebbe ora investimenti con una redditività superiore a quella garantita nei Paesi emergenti. La cura europea, la ferrea disciplina del bilancio ed il rientro dai debiti pubblici eccessivi, fa sì che gli aumentati prelievi fiscali ed i tagli alle spese riducano la domanda interna: gli impianti si fermano anche per la evaporazione di interi segmenti del mercato europeo: Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna non comprano. In queste condizioni, le leggi che incentivano l'investimento in nuova capacità produttiva rappresentano un controsenso.

Servirebbe un capitale impiegato con meno pretese di remunerazione, ed una remunerazione più elevata del fattore umano, dappertutto: dalla Cina all'India, dagli Usa all'Europa. Un ciclo che riavvii i consumi, modificando la distribuzione del prodotto tra i fattori e riducendo strutturalmente l'accumulazione finanziaria. Ma, dopo le perdite subite, il capitale cerca di ricostituirsi ancora più velocemente e c'è troppo lavoro in concorrenza. Un altro G20, e sempre gli stessi problemi a fare da sfondo: l'ennesima foto ricordo.
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