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Mercoledì 7 Dicembre 2016, ore 09.44
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Nightmare: a volte ritornano

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa

1. Premessa

L'Italia si dibatte sotto i colpi di mazza del governo Monti e cuoce per i colpi di sole di Caronte e Minosse, così come il governo, che rischia di bruciarsi non certo per motivi climatici, ma per le polemiche e i sospetti all’interno della sua maggioranza, a dir poco inutile e inespressiva, che lo stesso Presidente del Consiglio ha definito “anomala”. Termine corretto? Pare di sì visto che la maggioranza è nata in una situazione non propriamente normale, tra partiti costretti giocoforza a sotterrare l'ascia di guerra e a sopportare una fase di rispetto reciproco per superare l’attuale periodo di crisi. Di recente, però, a questa definizione, il premier Monti ha accostato un’altro aggettivo e cioè evanescente e non vorremmo che proprio questa definizione fosse la più azzeccata, in virtù della crescente dicotomia tra l’immagine che l’esecutivo dà di sé a livello internazionale e le poco edificanti figure da dilettante che rilascia nelle vicende più squisitamente italiane; su tutte la ridicola vicenda degli esodati.

2. Focus

Improprio, anomalo, evanescente. Gli epiteti si moltiplicano, così come le chiacchiere e dopo la luna di miele novembrina, ci troviamo adesso sotto una cascata di battute e commenti che sfiorano il grottesco. Il risultato è che l’immagine di questo governo risulta appannata, deteriorata. Monti era partito con il pieno sostegno parlamentare, qualcuno sofferto, altri brillanti e ottimistici. Ora però lo scenario è indubbiamente cambiato. Per l’assenza delle abituali concertazioni, a destra per il tema delle liberalizzazione e a sinistra per la riforma del mercato del lavoro, che il presidente di Confindustria ha definito “emerita boiata”, aumenta il rischio di un rigurgito politico, con ricompattamento degli schieramenti intorno ai rispettivi leader e un braccio di ferro che potrebbe essere mortifero per le sorti del governo Monti.

3. Impotenza e rassegnazione

L’ultima novità è che Berlusconi rientra nell’arena politica e, malgrado abbia un partito (?) frammentato, al solo pensiero i sondaggi si impennano al 28%, ma lui fa sapere che non mira a guidare un nuovo esecutivo, al massimo si propone a condurre il dicastero economico. Molto poi si farfuglia dei progetti berlusconiani e dei possibili inciuci in divenire, compreso un rinnovato interesse per il Quirinale, messo nel mirino attraverso uno stravolgimento della legge elettorale. Ma quel che è più chiaro e, se volete, provocatorio è che stanno tornando di moda il vecchio andazzo e il rumoroso e sguaiato chiacchiericcio che speravamo di aver perso per strada. Capire coma andrà a finire è cosa ardua, ma quel che è certo è che il pericolo di restare prigionieri nella tela dell’impotenza e della rassegnazione è più che mai alla porte, così come il rischio di lasciar cadere idee e nuovi propositi alle soglie di un nuovo incubo.
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