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Martedì 6 Dicembre 2016, ore 06.50
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La tempesta perfetta

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa

Tante cose sono state dette sulla crisi economica, ma ce ne sono tante altre di cui nessuno ha proferito parola. La più importante riguarda il caos finanziario che si è generato. Chiunque voglia far credere che la colpa di questa deflagrazione finanziaria riconduca le responsabilità ai paesi mediterranei dell'Europa, si sbaglia di grosso.

Abbiamo avuto una serie impressionante di bolle speculative che hanno strapazzato i mercati, quella di internet, quella immobiliare, quella delle materie prime e, per ultima, quella dei debiti sovrani. In virtù di questo sballottamento il mercato ha ceduto parecchio della sua robustezza, subendo un complessivo deterioramento, con ripetuti attacchi da parte della speculazione che si è insinuata, anche se in modi diversi, nel ventre molle del sistema. Da che mondo è mondo e checché ne dica Obama, le crisi partono puntualmente sempre negli Stati Uniti e poi, ma solo poi, arrivano in Europa, dove assumono maggiore criticità solo perché comanda Brancaleone e le armate in rotta faticano a trovare coesione e unità di intenti; dove assistiamo alla Germania che finanzia il proprio debito pubblico a tassi ridicoli e la Spagna, presto anche l'Italia, strozzata da uno spread dal micidiale nodo scorsoio.

Facciamo due conti; secondo le stime del Fondo Monetario quest'anno i governi del mondo avranno bisogno di farsi prestare dai mercati oltre 11.000 miliardi di dollari, di cui 4.700 miliardi negli USA, 1.500 miliardi in Europa e oltre 3.000 miliardi in Giappone. Poco più del 10% del fabbisogno, una parte poco oltre il marginale rispetto al resto del mondo, ma come al solito la differenza la fanno la mancanza di una politica economica comune e il mancato ruolo della BCE come garante e prestatore di ultima istanza. Questo rende vulnerabile il sistema Europa, minandone la ragion d'essere in un prossimo futuro.

Lo stesso discorso vale per il tanto mitizzato spread, un vero e proprio tormentone dall'autunno del 2011 del quale anche la casalinga parla al supermercato con l'addetto al banco dei surgelati. Quel che conta non sono i picchi, ma una stabilizzazione persistente per un periodo prolungato, questo fa la differenza e incoraggia la speculazione a dilaniare i conti degli Stati. Essendo poi, lo spread, una differenza matematica, il variare di entrambi i tassi di riferimento può influire sul risultato finale. Quindi, non solo la curva dei tassi italiani, ma anche la curva dei tassi tedeschi è soggetta a influenzare il valore dello spread e siccome anche la Germania inizia ad avere qualche problemino hai visto mai che il mercato darà nuovi equilibri ai tanto odiati differenziali?

Adesso che tutto lo scenario si va delineando, in mezzo al mare magnum dell'ideologia economica in tanti ritengono, riteniamo, che l'uscita dall'Euro e dall'Europa sia una catastrofe, ma è altrettanto vero che restarci dentro non ci cambia il risultato. Insomma, che vogliamo fare? Intanto che i grandi del mondo teorizzano, le aziende chiudono e il baratro, con in fondo le pietre aguzze, è sempre più vicino.
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