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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.07
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Sveglia!

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa

Per farsi un'idea un po' meno imbrogliata di come vanno le cose nel mondo, basta uscire dalle aule universitarie o fuggire dai cenacoli accademici e dai dibattiti scientifici. Per Giolitti bastava una passeggiata nelle campagne di Cuneo, Einaudi che riprese il concetto, riteneva la provincia di Cuneo non tanto il prototipo della perfezione politica, sociale ed economica, ma che il ragionare sui problemi dell'Italia non dovesse esaurirsi nei luoghi deputati a farlo, ma dovesse estendersi al dibattito delle idee includendo la pubblica opinione, anche se questa portasse le scarpe grosse e spingesse vacche e vitelli sulla strada che va verso il mercato di Carrù.

La rottura politica del novembre 2011 e l'insediamento di un governo tecnico finemente conformato all'establishment accademica, ha di fatto sterilizzato della passione politica il sistema decisionale del nostro paese, coagulato adesso tutto intorno agli uomini di governo, facendo peraltro evaporare le tracce residue di un sistema politico sfilacciato.

Impossibile accettare l'idea che l'istituzione di un governo tecnico abbia dato o potrà dare al nostro Paese una vera cultura di Governo e chi verrà dopo dovrà proseguire su questa strada, come ha affermato un ministro di QUESTO governo; è inaccettabile privare la politica della componente emozionale che la dovrebbe connotare e appiattire tutto sul tecnicismo e sul problem solving. Una pulsante anima politica è peculiare della politica stessa, un'anima che stimoli le passioni in virtù delle risposte da dare ai cittadini e in funzione di come si vede il mondo, magari cadendo anche in inevitabili contraddizioni, ma un'anima è necessaria; il tecnicismo è letale se cerca di fare scuola e proselitismo, distorce la percezione delle cose e distrugge il feedback tra cittadini e governanti.

Molti decenni orsono, in un’altra epoca storica, quando esistevano i partiti politici e le ideologie avevano un peso, si asseriva l'inefficacia di un governo tecnico sulle basi della congruità strumentale a raggiungere certi obiettivi in barba al volere del popolo, in quanto non rappresentativi di nessuna volontà elettorale. Appunto, molti decenni fa. In altre parole, proprio perché non c’è più politica, il governo Monti marcia. E, con buona pace di coloro che inseguono il sogno ricorrente delle elezioni anticipate, marcerà sino alla fine naturale della legislatura nel 2013 al suono delle fanfare dei voti di fiducia.

Ma, detto e ribadito tutto questo, va anche osservato che, per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana, si sta affrontando il problema dei tagli della spesa pubblica e quello del tentativo di individuare e colpire certe zone di privilegio. In altri momenti questi obiettivi vennero, pure, perseguiti con risultati non sempre congruenti con le aspettative. E' un tema, questo, sul quale le forze politiche legittimate dal volere popolare dovrebbero riflettere. Soprattutto quelle di tradizione liberale e conservatrice a cui il governo Monti sta tirando una volata per una vera e propria rivoluzione liberale, se non realizzata almeno imbastita, oltretutto in condizioni di emergenza. Perdere questo treno in corsa sarebbe deleterio per le residue speranze di un appassionato rilancio, per cui suonata la sveglia sarebbe opportuno alzarsi e riprendere a correre.
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