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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 10.58
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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Una politica ignorante, che perpetua sé stessa chiudendo alle innovazioni, viaggia dritta verso il fallimento.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa

In Europa, tre acquirenti su quattro che usano la rete si scambiano pareri e confronti via etere, alimentando un'opinione e formando un consenso che assume via via dimensioni tali da influenzare positivamente i produttori di beni o servizi che sulla rete transitano.

In Italia questo valore è leggermente inferiore, ma rende comunque l'idea di come nella rete ci siano le condizioni ideali per una veloce diffusione delle idee e del confronto.

Questa caratteristica ha assunto la sua declinazione più alta nella formazione del consenso politico uscito dalle ultime elezioni; un consenso fortemente liquido e quindi imprevedibilmente condizionante, il cui modo di formarsi non è ancora pienamente compreso da chi questo consenso continua a ricercarlo attraverso i modelli tradizionali, verticali e unidirezionali.

La rete è invece bidirezionale, perché veicola idee e informazioni, ma dall'altra parte attiva il processo inverso, ovvero la partecipazione attiva dei cittadini al dibattito politico che esce definitivamente dai cenacoli dei partiti o dai salotti affaristici. Un nuovo modo di formazione del consenso, pienamente democratico, rivitalizzato dal nesso tra innovazione tecnologica e rinnovamento della politica, ma che la politica stessa fa ancora fatica a comprendere, salvo poi meravigliarsi e preoccuparsi dell'onda di ritorno popolare, quando questa si fa più imponente e tracimante.

La cosa sorprendente, però, è che la latitanza dalle piazze virtuali è una mancanza intenzionale, perché la paura del dialogo fa buttare alle ortiche l'opportunità di un rapporto diretto che sarebbe invece preziosa, trasferendo più semplicemente verso la rete abitudini vecchie e perdenti come quella di fare comizi online senza intenderla, invece, come uno strumento di ascolto.

Un'assenza consapevole per evitare il confronto con gli elettori e obbligata per non disturbare il più lucido consenso d'elite, molto giornalistico e poco di sostanza, che dà forma alle notizie che leggiamo e ascoltiamo ogni giorno e che sostengono esclusivamente gli interessi particolari che dominano la nostra società.

Capiamoci bene, non stiamo parlando di ignoranza, ma di una premeditata sottovalutazione autenticata dai professionisti dell'informazione, che invece di narcotizzare l'elettorato ne ha provocato un sussulto di orgoglio. Come per dire... "speravo fosse amore e invece era un calesse".

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