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Martedì 6 Dicembre 2016, ore 06.56
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Un elefante rosa in salotto

Una riflessione su quello che poteva essere e non è mai stato.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa

E’ un bel problema, perché i tappeti in casa sono finiti e non si sa più dove e come nasconderlo. Un elefante rosa in salotto, una presenza inquietante quanto ormai abituale, con cui i politici che verranno, i politici che ci salveranno, saranno costretti a fare i conti. Che poi sono i conti da fare con la crisi, quella con la C maiuscola; una crisi di sistema che è troppo grande per essere ignorata, perché un intero ceto politico è delegittimato dal sospetto che la politica tutta sia il terreno preferito per abusi e ruberie.

Ma quanto può durare la scomoda convivenza con un problema così grosso davanti agli occhi tutti i santi giorni? Magari poco se scoloriamo il tenero pachiderma e una volta eseguito il maquillage, si può ancora far finta di nulla, sperando in un innato spirito camaleontico di salvaguardia mantenendo in sospeso la questione.

Dimentichiamo però che l’elefantino mangia e cresce a dismisura, quindi il problema non è risolto, anzi si aggrava e più che presto siamo di nuovo da capo, con un mastodontico problema da affrontare che alla fine ci costringe alla resa dei conti.

E veniamo al topolino. Questo stupido pachiderma si è accorto che insieme a lui anche un topolino occupa il salotto e imperversa da un capo all’altro della stanza, ma la reazione è scomposta e l'elefante grida allo squadrismo.

Ma siamo matti? Un rigurgito di fascismo per un'Italia che non sa più ritrovarsi se non al prezzo del masochismo? Se consideriamo la predisposizione alla bellezza del nostro paese, potremmo benissimo sapere quanta voglia di fare, passione o vigore possiamo profondere; per ora, però, sappiamo solo quanta incapacità e inettitudine ci possiamo buttare, giù nelle profondità delle nostre coscienze, mai consapevoli di quello che è il limite negativo in ognuno di noi. La verità è che trasudiamo rancore, tutto accumulato in vent’anni di sterile antagonismo politico, malfermo e putrescente che fuoriesce dagli interstizi cavi del pozzo senza fondo in cui abbiamo buttato per tutto questo tempo le nostre solite, annose e spinose, questioni in sospeso.

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