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Mercoledì 27 Luglio 2016, ore 11.33
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La deriva delle responsabilità

E’ tempo che la politica smetta di bruciare tempo inutilmente.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa
Per tornare ad eventi così drammatici per la storia della nostra Repubblica si deve andare indietro di quarant’anni; agli anni bui delle Brigate Rosse, quando per contrastarle si fece, anche lì, un governo di coalizione che comprendeva tutte le forze politiche in campo.

L’inqualificabile gesto, ricondotto per ora ad un folle isolato, ci ha improvvisamente risvegliato dal torpore cui eravamo assuefatti, proprio nel momento in cui a Palazzo Chigi, tra deferenti sorrisi e citazioni costituzionali, giuravano i ministri del nuovo governo Letta. Il senso di scollamento tra Paese reale e Istituzioni è forte; le scelte politiche non hanno fin qui trovato larghi consensi, per cui è necessario che il nuovo Governo agisca prontamente dando risposte immediate alle questioni più importanti e urgenti.
E’ fondamentale ritrovare unità e prospettiva comuni o sarà concreto il rischio di rievocare gli anni di piombo, quando le tappe della vita politica del Paese erano scandite da atti di terrorismo.

E’ tempo che la politica smetta di bruciare tempo inutilmente e che esca fuori dal proprio sterile enclave pervaso di autoreferenzialità. E' tempo che si prenda finalmente atto dell'urgenza di intervenire con terapie d'urto che rilancino l’economia del Paese e ridiano ai cittadini in difficoltà la speranza di un futuro migliore. Non è pensabile che questo Governo, dopo quasi due mesi sfibranti di indegno spettacolo politico, nasca sotto auspici così male auguranti, ma è comunque un segnale diretto proprio al nuovo Presidente del Consiglio, che deve farne tesoro e mettere in campo provvedimenti seri ed efficaci.

Fin qui tutte considerazioni ovvie, per quanto si auspichi davvero una pronta ricomposizione del quadro politico istituzionale. L’altra faccia della medaglia è che parlare del gesto di uno squilibrato è fin troppo facile.

Quando si sono verificati gesti di questo tipo si è sempre parlato di squilibrati. Anche in questa drammatica occasione. Ma cosa significa essere squilibrato? Uno che improvvisamente impazzisce? Non è proprio così. Nessuno di quelli che conosceva l’attentatore lo ha definito squilibrato. Persino il magistrato che lo ha interrogato.

E allora? Non sono squilibrati coloro che ricorrono a gesti estremi come questo. Non sono squilibrati gli imprenditori che si suicidano o i lavoratori che si danno fuoco per protesta e nemmeno quelli che si vendono un rene per garantire sostegno alla propria famiglia.
Sono persone normali che non trovano altra via d’uscita, per quanto deprecabile, dalla disperazione in cui sono caduti. Ricorrono al gesto estremo che sintetizza tutto il disagio che li opprime. Questa è l’unica e scomoda verità. Dobbiamo riflettere tutti e cancellare il termine squilibrato, che in fondo in fondo scarica tutti noi, ma prima di tutti i nostri bene amati governanti, da qualsiasi responsabilità.

Troppo comodo. Sarebbe più coerente usare il termine “segni concreti di un sistema alla sbando”.
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