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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 20.50
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Bolle e metabolle

Per i piccoli investitori è saltata la percezione del rischio.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa
La differenza tra l’immobilismo del precedente governatore della BCE, Trichet e l’interventismo di quello attuale, Draghi, è sotto gli occhi di tutti. E’ evidente il carisma del governatore italiano della BCE, che non perde mai un’occasione per limare i tassi, ipotizzandone anche uno scenario negativo a sostegno della ripresa economica europea.

C’è quindi un sostanziale allineamento tra Fed, BoJ e BCE per il contenimento dei costi del debito da dirottare sulla crescita, ma l’imponente liquidità che le stesse Banche Centrali stanno immettendo sui mercati, crea nel contempo una situazione potenzialmente deflagrante.

Dall’inizio della crisi subprime le Banche Centrali hanno iniettato nei mercati finanziari circa 22.000 miliardi di Dollari; gli Stati Uniti stampano poco meno di 90 miliardi di Dollari al mese, mentre il Giappone ne confeziona mensilmente 70.
Le proiezioni indicano quindi che per il solo 2013 una pioggia di circa 1900 miliardi di Dollari freschi di conio inonderà i mercati finanziari di mezzo mondo.
L’incognità è: come verranno utilizzati tutti questi soldi e quanti di questi verranno canalizzati verso l’economia reale?
L’idea di fondo non si scosta dalla realtà attuale, vale a dire che la maggior parte di questi sarà convogliata verso le forme di investimenti più redditizie a causa del progressivo azzeramento dei tassi di interesse. E sembra essere proprio questa la causa per la quale lo spread si è notevolmente ridotto, coinvolgendo di fatto nell’interesse collettivo anche i titoli del debito italiano.
Il paracadute offerto dall’Euro protegge gli sbalzi dello spread in virtù dell’appartenenza ad un’area comune, ma non spiega ancora bene il rapporto causa effetto favorevole agli asset più rischiosi, visto che i dati economici reali e della disoccupazione leggono una situazione profondamente diversa, in risposta alla quale i tassi dovrebbero andare invece da tutt’altra parte.
Per dare un elemento di paragone, è come se i cacciatori avessero a disposizione gratuitamente fucili e cartucce da sparare in mezzo ad una mandria di bisonti in ordine sparso; nello stesso modo gli speculatori hanno a disposizione un’ingente massa di denaro a costo praticamente nullo che orientano verso asset più profittevoli come quello azionario, ma indubbiamente più rischiosi per il continuo ricorso alla leva finanziaria.

E’ strano, non di meno al limite del paradosso, che strumenti relativamente pericolosi come i titoli pubblici, siano improvvisamente diventati un porto sicuro verso cui far approdare ingenti capitali.

Le opinioni più diffuse vedono le azioni fare meglio dello obbligazioni sul breve periodo e anche se il Dow Jones e l’S&P500 stanno segnando massimi storici a ripetizione, sembra ci siano ancora margini per ulteriori apprezzamenti per una assoluta condivisione della percezione dominante; al contrario è lecito pensare che l’artificiosa tenuta dei prezzi obbligazionari, garantita dall’assorbimento della Banche Centrali, stia iniziando a diventare un serio pericolo, tant’è che grossi gestori specializzati su titoli di debito, ringraziano “ironicamente” i vertici la FED per quest’innaturale comportamento.

Gli specialisti lo hanno compreso da tempo; una siffatta situazione non può protrarsi per molto tempo e per i piccoli investitori è saltata drammaticamente la percezione del rischio, difficile da intercettare in una fase in cui l’andamento dei mercati è incoerente con le variabili economiche più importanti.
In virtù di questa considerazione è concreto il rischio di assistere a violenti ripieghi dei prezzi obbligazionari in coincidenza di una prima exit strategy, già al vaglio delle autorità americane e presto anche di quelle europee.
Lo scenario generale, insomma, è nuovo e inesplorato, saltato di bolla in bolla è entrato ora in quello delle metabolle, con l’affannosa rincorsa delle autorità finanziarie ad impedirne la deflagrazione. Tutto in amletica disposizione, con tanto di teschio, a sostenere il dilemma... "scoppio o non scoppio?"
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